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Tutto uguale a 2000 anni fa...

E' passata questa Pasqua nel nostro piccolo paese, Bracciano. 
Sembra essere tutto uguale a prima. Forse è tutto uguale a 2000 anni fa. 
I Farisei, tutta apparenza e poca sostanza, le passerelle dei politicanti sempre in prima linea rappresentano come allora il potere ipocrita e affaristico imposto dai sacerdoti del Sinedrio in combutta con i Mercanti nel Tempio: coloro che usano la religione per i propri piccoli e meschini interessi. 
Il Tempio oggi è ciò che dovremmo ritenere sacro, quello che ci rende umani e ci fa stare in comunione con gli altri tutto ciò che ci rende comunità: la Democrazia, i Beni comuni, la Costituzione oggi rappresentano i nostri templi laici; ma anche la nostra Terra è il nostro Tempio del mondo. E qui i  mercanti non sono sempre facili da identificare: sono coloro che manipolano e usano il tempio non per rendere lode a Dio, non per mettersi al servizio dei fratelli e delle sorelle ma per fare gli interessi dei poteri forti della finanza, delle banche, delle mafie usando in modo distorto la democrazia, sfruttando per interessi occulti i Beni comuni e compromettendo irreparabilmente la vita sulla Terra. Sono il vero motivo per cui milioni di poveri cristi vengono ancora crocefissi e sono anche il motivo perché credo nel riscatto sociale delle resurrezione. 

Gratitudine

Potrebbe essere per te strano, ma per volgere la tua vita al meglio è importante apprezzare ogni cosa che succede. Certo non è sempre facile accettare situazioni che sembrano catastrofiche, ma la verità è che non sai esattamente cosa nascerà da quella situazione e non sai cosa potrà accadere in seguito.
Forse sarebbero già potute accadere cose terribili ma nonostante tutto ancora sei qui! Occorre essere  convinto che qualsiasi cosa ti possa accadere, quella cosa continuerà ad aiutarti ad apprendere nuove competenze che ti porteranno ad andare avanti verso il tuo scopo. Apprezzare la propria vita significa in qualche modo dare valore a noi stessi... essere grati qualunque cosa succeda può davvero cambiarti la vita in meglio, potrai essere più aperto alle possibilità che la vita ti pone davanti senza rimanere bloccato.

Ti scrivo 5 semplici regole per iniziare...  Ho fatto una sintesi su una mia ricerca di testi americani sulla gratitudine, con me hanno funzionato ... fatemi sapere come vanno con voi!

1. Saluta il nuovo giorno con un ringraziamento.
Appena sveglio pensa per un minuto alle persone che sono state gentili con te, che ti hanno aiutato. Pensa a chi rende più ricca, avvincente la tua vita ogni giorno, a chi ti dona un sorriso, a chi ti ascolta e a chi ti è vicino. Pensa alle persone che ti vogliono bene e ringraziale profondamente dentro di te. Può sembrare banale, ma ciò immediatamente renderà migliore la tua giornata e ti aiuterà ad iniziarla con il piede giusto.

2. Quando stai avendo una giornata dura… fai una lista delle cose per le quali sei riconoscente.
Ognuno di noi ha delle brutte o forse terribili giornate a volte. Siamo stressati dal lavoro. Abbiamo perso una persona cara. Abbiamo ferito qualcuno che amiamo. Abbiamo fatto degli errori. Pensiamo di aver subito un torto. In questi momenti bui occorre accendere la luce della gratitudine e magari fare una lista per le cose per le quali siamo grati. Occorre ricordare che abbiamo con noi gli affetti, un po' di salute, un tetto sopra la testa, vestiti per coprirci, gli amici, la vita in sé.

3. Quando affronti una sfida ardua nella tua vita, cerca di esserne riconoscente.
Quando qualcosa va storto e sei in difficoltà allora hai il diritto di lamentarti. Se vuoi puoi autocommiserarti, prenditi tutto il tempo che vuoi ... ma questo non ti porterà da nessuna parte. Prova invece ad essere riconoscente per la sfida che sei chiamato ad affrontare – è un’opportunità per crescere, imparare, diventare migliori.

4. Quando una tragedia ti colpisce, sii grato per la vita che ancora hai vicino a te.
Perdere una persona cara è come perdere una parte di noi... Gli occhi di quella persona non ci guarderanno più in quel modo così speciale e può sembrare che quella parte di noi muore con lei... Queste tragedie possono essere devastanti. Ma niente finisce e niente si distrugge tutto si trasforma... Il Bene ricevuto e donato non muore mai ... rimane in circolo nelle nostre vite e nelle vite degli altri. Può essere l’occasione per aiutarci ad apprezzare con più intensità la vita che è rimasta intorno a noi, l'amore donato e ricevuto.

5. Invece di guardare a ciò che ti manca, apprezza quello che hai.
E’ facile dimenticare che ci sono centinaia di milioni di persone che hanno molto meno di te, che non possiedono un computer un'auto e che non l’avranno mai, che non hanno un lavoro e che a stento hanno un tetto sotto cui ripararsi. Confronta la tua vita con quella di queste persone e sii riconoscente per tutto ciò che hai. Pensa a come poterlo condividere con chi ha di meno. Pensa che ciò che hai è già più del necessario, che la felicità non è una destinazione – la felicità è gia qui.

La gratitudine non sgorga
da una capacità propria del cuore umano,
ma solo dalla parola di Dio.
Pertanto la gratitudine va imparata ed esercitata.
La gratitudine va in cerca del donatore
che c’è oltre il dono.
Nasce dall’amore che la concepisce.
La gratitudine è abbastanza umile
da lasciarsi donare qualcosa.
L’orgoglioso prende solo ciò che gli spetta,
si rifiuta di accogliere un regalo.
Per colui che è grato
ogni cosa diventa un dono,
poiché sa che per lui non esiste
assolutamente un bene meritato.
La gratitudine rende la vita davvero ricca.
E’ facile sopravvalutare
l’importanza del proprio agire ed operare
rispetto a ciò che si è diventati
solamente grazie agli altri.

(Dietrich Bonhoeffer – Da “Libertà di vivere”)


Carote, uova, caffè

Una ragazza andò dalla madre per lamentarsi di come la vita fosse così
dura per lei. Non sapeva più come cavarsela e aveva tanta voglia di piantare tutto, era stanca di combattere con le vicende della vita. Sembrava che, appena un problema era risolto, un altro ne sorgesse a complicare le cose.

La madre la portò in cucina. Riempì tre tegamini di acqua e li depose sul gas a fuoco alto.
Presto l'acqua cominciò a bollire. Nel primo mise una carota, nel secondo un uovo, e nel terzo una manciata di chicchi di caffè macinati. Li lasciò bollire per un certo tempo senza dire niente.
Dopo circa venti minuti spense il fuoco. Tirò fuori la carota e la depose su un piattino, così fece anche con l'uovo, e versò il caffè, filtrandolo, in una tazza. Rivolgendosi poi alla figlia, le chiese: "Dimmi cosa vedi."

"Una carota, un uovo e del caffè", rispose la figlia. La madre le disse di avvicinarsi e di toccare la carota: lo fece e notò che era soffice. Poi la madre le disse di prendere in mano l'uovo e di romperlo: dopo averne tolto il guscio, notò l'uovo indurito dalla bollitura. Poi la madre disse alla figlia di sorseggiare il caffè. La ragazza cominciò a sorridere al contatto con il ricco aroma del liquido che beveva. Poi, chiese alla madre:

"Che cosa significa tutto questo?"

La madre le spiegò che ognuna delle tre cose aveva dovuto far fronte alla stessa avversità: l'acqua bollente. E ognuna di esse aveva reagito in modo diverso. La carota era entrata nell'acqua forte e dura.... ma dopo aver lottato con l'acqua bollente era diventata debole e priva di forza. L'uovo era entrato nell'acqua fragile. Il guscio sottile proteggeva il suo cuore tenero, ma dopo aver lottato con l'acqua bollente, sembrava sempre lo stesso ma in realtà si era indurito e il suo interno era amareggiato e inaridito.”

Il caffè macinato, invece, si era comportato in modo del tutto unico. Dopo essere stato gettato nell'acqua bollente, esso aveva agito sull'acqua e l'aveva trasformata! Il caffè aveva cambiato l’elemento che gli causava dolore, infatti nel punto di ebollizione aveva raggiunto il suo migliore aroma e sapore.
"Con quale di questi tre ti identifichi?", chiese la madre alla figlia.


Sono convinto che ognuno di noi ha una fragranza e un'aroma speciale; e come tutte le cose buone e belle vanno offerte, in modo da condividere con gli altri il calore di una buona tazza di caffè.

Doni

Ciò che sta alle nostre spalle, come ciò che sta davanti a noi,
è piccola cosa rispetto a ciò che si trova
dentro di noi.
E quando portiamo nel
mondo esterno quello che è dentro di noi,
accadono miracoli.
Henry David Thoreau


Tanti sono i doni che ognuno di noi può regalare agli altri. Dentro ognuno di noi ci sono potenti energie che possono illuminare la nostra vita e di conseguenza la vita delle persone che ci stanno vicino.
Disponibilità, coraggio, immaginazione, dolcezza, affetto, cura, condivisione, entusiasmo curiosità, gioia, gratitudine; tutti noi abbiamo, almeno una volta nella vita, ricevuto oppure offerto questi importanti doni. Ciò, con la nostra strordinaria unicità e bellezza che è propria della varietà umana, ha un potente effetto moltiplicatore che non riusciamo ad immaginare. Il vero miracolo di cui parla Thoreau secondo me è proprio questo: piccoli semi che possono diventare piante da frutto, le quali a loro volta possono dare nuovi semi capaci di germogliare nuovamente nei cuori degli altri.

Il nostro Libretto di Istruzioni

Se fossimo oggetti acquistabili in un grande magazzino, forse avremmo un libretto di istruzioni, una garanzia e magari un numero verde a cui chiamare per chiedere informazioni o fare reclami.

Sfortunatamente non abbiamo questo libretto e spesso facciamo fatica a capire come "funzioniamo" o come "funzionano gli altri". Però intuiamo che lavorando con noi stessi e scoprendo i nostri meccanismi, potremmo funzionare proprio meglio.
Molti passano la vita a rispodere all'esortazione del "conosci te stesso" proprio perchè sanno che è impossibile avere un'esperienza piena del mondo senza sapere come funziona la nostra mente, che tipo di bisogni abbiamo, come reagiamo di fronte ad alcuni stimoli. Chi di noi ha fatto o ancora sta facendo questo percoso di conoscenza di sè, sa però che è impossibile separare i due momenti: prima studio me stesso e poi faccio esperienza del mondo. Noi siamo già nel mondo, interagiamo con esso in ogni istante, siamo sempre in relazione con qualcosa o con qualcuno; e in ogni singolo istante migliaia di stimoli arrivano alla nostra mente... così siamo costretti a fare tentativi, rispondere ai nostri bisogni, cercare di comprendere cosa ci sta dicendo l'altro, che bisogni ha, possiamo fidarci o dobbiamo difenderci ? Tutto in quella frazione di secondo. Ma quanto apprendimento c'è in quell'istante? Quanto possiamo imparare di noi stessi quando siamo in relazione ?
"Non si diventa uomini completi da soli, ma unicamente assieme agli altri…". D.Bonhoeffer, Resistenza e resa

Relazione, Apprendimento Non Formale e Coaching

Per comprendere a pieno la dinamica relazionale e le sue implicazioni sull'apprendimento attraverso l'esperienza non si può non fare riferimento all'apporto che hanno dato filosofi e pedagogisti come Martin Buber, Paulo Freire, Ivan Illich .
Secondo Buber l'uomo può vivere senza stare in relazione, ma chi non ha mai incontrato l'altro non è pienamente un essere umano. Tuttavia, chi si addentra nell'universo della relazione può rischiare molto dal momento che la relazione Io-Tu esige un'apertura totale dell'Io, esponendosi quindi anche al rischio del rifiuto e al rigetto totale. Buber ci dice che se non c'è questa apertura totale, io direi, come Rogers, questa accettazione incondizionata dell'altro, stiamo in una relazione strumentale; consideriamo l'altro come una cosa attraverso la quale vogliamo soddisfare alcuni nostri bisogni. Qui il dialogo diventa monologo in cui l'esperienza dell'altro non può non essere che superficiale o insignificante. Anche per Paulo Freire il dialogo è un'esigenza esistenziale capace di umanizzare le relazioni. Il pedagogista brasiliano ci dice che il dialogo non si può ridurre all'atto di depositare idee da un soggetto ad un altro o a un semplice scambio di idee come se queste siano un prodotto di consumo. Secondo Freire non può esistere dialogo se non esiste un amore profondo per il mondo e per gli uomini. Ivan Illich denuncia, come Freire, le relazioni oppressive che vi sono dentro il sistema di apprendimeto tradizionale e propone una pedagogia della convivialità. Per Illich la spontaneità, l’intimità e la libertà dell'incontro con l’altro è ostacolata e anche resa impossibile dagli strumenti non-conviviali come le scuole che confezionano l’apprendimento e che selezionano la gente; dalle diagnosi che prevengono l’arte di curare e soffrire; dalle professioni che determinano i bisogni dei loro clienti; dagli schermi che separano il te da me.
Il coaching tiene dentro di se tutti questi principi essendo uno strumento che facilità, proprio l'apprendimento attraverso l'esperienza. Nell'autenticità della relazione tra coach e cliente vi è un'accettazione incodizionata dell'altro e un supporto obbiettivo all'apprendimento. Infatti un buon coach ribalta la dinamica del potere non dando risposte preconfezionate chiedendo all'altro di attingere e sviluppare le proprie risorse per di cercare le proprie soluzioni.

Sliding doors

Siamo costantemente ad un bivio. In un istante la nostra vita può prendere una strada piuttosto che un'altra. Spesso accadono cose che non ci scegliamo, ma in parte, noi stessi partecipiamo alla costruzione del nostro destino. Possiamo con le nostre scelte contribuire a dare una direzione al mondo e soprattutto alla nostra vita. E' come se costantemente aprissimo delle porte, cosicchè da accedere ad un'altra realtà in cui la nostra storia prenda una piega invece di un'altra. Siamo noi che concorriamo a creare la realtà che ci circonda. Non è qualcosa di predeterminato siamo noi che scegliamo. Ogni secondo, ogni istante contiene gli scenari di tutti i possibili avvenimenti. Sta a te scegliere ! Che vita vuoi ? Come stai preparando il tuo futuro? Scegli la felicità: Puoi essere felice ora, adesso!

Un Rivoluzionario Silenzioso

Carl Rogers



“Non ho pensato neanche per un istante che avessimo fatto cose che avrebbero avuto un impatto di portata mondiale. Quello che abbiamo fatto è stato mostrare che il cambiamento è possibile, che la riconciliazione è possibile, la riduzione delle tensioni è possibile se è presente un clima centrato sulla persona, facilitante. 
E questo significa moltissimo per me. Quello su cui abbiamo lavorato è più essenziale della soluzione dei problemi; abbiamo lavorato per aiutare le persone a comprendersi l’un l’altra, a comunicare l’una con l’altra, e questo, sento, rappresenta una base molto più realistica per la soluzione delle questioni specifiche.”
Carl Rogers

Rogers ha cambiato, non solo la psicologia, ma il modo di approcciarsi alle relazioni. Per questo nel '87 fu candidato al Premio Nobel per la Pace.

La Sentinella

Il racconto geniale, costruito ad arte da Fredric Brown, ci spinge a sfidare il nostro pregiudizio attraverso un rovesciamento di aspettative... Un bel modo di iniziare il 2010

"Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo ed era lontano cinquantamila anni-luce da casa.

Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità, doppia di quella cui era abituato, faceva d'ogni movimento una agonia di fatica. Ma dopo decine di migliaia di anni quest'angolo di terra non era cambiato.

Era comodo per quelli dell'aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro superarmi; ma quando si arrivava al dunque, toccava ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere posizione e tenerla, col sangue, palmo a palmo. Come questo fottuto pianeta di una stella mai sentita nominare finché non ci avevamo sbarcato.
E adesso era suolo sacro perché c'era arrivato anche il nemico. Il nemico, l'unica altra razza intelligente della Galassia... crudeli, schifosi, ripugnanti mostri. Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della Galassia, dopo lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata guerra, subito; quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica.
E adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con le unghie.

Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo e il giorno era livido e spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi. Ma i nemici tentavano d'infiltrarsi e ogni avamposto era vitale. Stava all'erta, il fucile pronto. Lontano cinquantamila anni-luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l'avrebbe mai fata a riportare a casa la pelle. E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più. Il verso e la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti, col passare del tempo, s'erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no. Erano creature troppo schifose, con sole due braccia e due gambe, quella pelle di un bianco nauseante, e senza squame.

Buon Anno Ragazzi

Un Natale di Pace per Tutti !

Una splendida Storia di Natale che scalda il cuore... codice fiscale

Il racconto è incentrato sui rapporti tra un tabaccaio di Brooklyn, Auggie Wren, e uno scrittore, Paul, che deve redigere un racconto di Natale su richiesta del New York Times.
In crisi di ispirazione, Paul si ritrova a confidare le sue perplessità ad Auggie che si offre di raccontargli la migliore novella di Natale che Paul abbia mai ascoltato. Così, seduti all’interno di una tavola calda nel cuore della vecchia Brooklyn, il tabaccaio racconta allo scrittore come si è procurato la macchina fotografica che ha fatto nascere la sua passione per la fotografia.
La storia risale a dodici anni prima e si svolge a Brooklyn.
Dopo aver subito un furto da parte di un ragazzino, Auggie, nel vano tentativo di rincorrerlo, trova il portafoglio del ladruncolo,completo di indirizzo e di foto. Per compassione, decide di non denunciarlo e –la mattina di Natale- pensa di riportarlo al legittimo proprietario.
Si reca quindi a casa del ragazzo, in un quartiere piuttosto malfamato e popolare di Brooklyn, e gli apre la porta un’anziana signora, cieca, che - volutamente - scambia Auggie per il nipote, passato a trovarla per il giorno di Natale. Il tabaccaio si presta al gioco e la strana coppia finisce per passare insieme tutta la giornata di festa.

Una volta finito di cenare, l'anziana donna si addormenta e Auggie ne approfitta per andare in bagno dove trova sei o sette macchine fotografiche; pensando fossero il bottino di una rapina recente, Auggie ne prende una, pur non avendo mai rubato nulla e pur non avendo mai fatto una foto in vita sua. Non volendo svegliare la donna, Auggie lascia il portafoglio su un tavolo e va via.
A questo punto lo scrittore, affascinato dal racconto, chiede al tabaccaio se è mai più andato a trovarla e Auggie risponde che qualche mese dopo, sentendosi in colpa per il furto, era tornato per restituirle la macchina, ma l’anziana signora non abitava più là e al suo posto c’era un nuovo inquilino.
Paul allora riflette sul fatto che probabilmente la signora era morta e che quindi Auggie aveva passato con lei il suo ultimo Natale, facendo così una buona azione. Il tabaccaio non è convinto di aver fatto una buona azione, ma allo stesso tempo è contento perché finalmente Paul ha la sua storia.
Il racconto si chiude con Paul che si chiede se la storia raccontata da Auggie sia vera.


Storiella cinese

Un'anziana donna cinese aveva due grandi vasi, ciascuno sospeso all'estremità di un palo che lei portava sulle spalle. Uno dei vasi aveva una crepa, mentre l'altro era perfetto, ed era sempre pieno d'acqua alla fine della lunga camminata dal ruscello a casa, mentre quello crepato arrivava mezzo vuoto.
Per due anni interi andò avanti così, con la donna che portava a casa solo un vaso e mezzo d'acqua.
Naturalmente, il vaso perfetto era orgoglioso dei propri risultati.
Ma il povero vaso crepato si vergognava del proprio difetto, ed era avvilito di saper fare solo la metà di ciò per cui era stato fatto. Dopo due anni che si rendeva conto del proprio amaro fallimento, un giorno parlò alla donna lungo il cammino:
"Mi vergogno di me stesso, perché questa crepa nel mio fianco fa sì che l'acqua fuoriesca lungo tutta la strada verso la vostra casa".
La vecchia sorrise:
"Ti sei accorto che ci sono dei fiori dalla tua parte del sentiero, ma non dalla parte dell'altro vaso?
È perché io ho sempre saputo del tuo difetto, perciò ho piantato semi di fiori dal tuo lato del sentiero ed ogni giorno, mentre tornavamo, tu li innaffiavi.
Per due anni ho potuto raccogliere quei bei fiori per decorare la tavola.
Se tu non fossi stato come sei, non avrei avuto quelle bellezze per ingentilire la casa
".

Ognuno di noi ha il proprio specifico difetto.
Ma sono la crepa e il difetto che ognuno ha a far sì che la nostra convivenza sia interessante e gratificante.
Bisogna prendere ciascuno per quello che è e vedere ciò che c'è di buono in lui.
Perciò, miei "difettosi" amici, buona giornata e ricordatevi di annusare i fiori dal vostro lato del sentiero....

Ogni strada è soltanto una tra un milione di strade

Se non sempre sei consapevole delle possibilità che hai di fronte. Se spesso davanti ad un problema pensi di non avere molte alternative: o sei accomodante, passivo, o reagisci e tagli i ponti... gliene dici 4... la fai finita con questa storia. Se a volte ti senti costretto... Se pensi di non avere scelta, se senti triste e senza potere sulla tua vita.
Se alcuni momenti ti vedi ad un bivio, con davanti due strade ed entrambe non ti sembrano il massimo... non temere qualcuno pensandoti ha scritto questo per te:
"Ogni strada è soltanto una tra un milione di strade possibili.
Perciò dovete sempre tenere presente che una via è soltanto una via.
Se sentite di non doverla seguire, non siete obbligati a farlo in nessun caso.
Ogni via è soltanto una via. Non è un affronto a voi stessi o ad altri abbandonarla, se è questo che vi suggerisce il cuore. Ma la decisione di continuare per quella strada, o di lasciarla, non deve essere provocata dalla paura o dall’ambizione.Vi avverto: osservate ogni strada attentamente e con calma. Provate a percorrerla tutte le volte che lo ritenete necessario.
Poi rivolgete una domanda a voi stessi, e soltanto a voi stessi.
Questa strada ha un cuore? Tutte le strade sono eguali. Non conducono in nessun posto. Ci sono vie che passano attraverso la boscaglia, o sotto la boscaglia.
Questa strada ha un cuore? E’ l’unico interrogativo che conta.
Se ce l’ha è una buona strada. Se non ce l’ha, è da scartare."

Carlos Castaneda, Gli insegnamenti di don Juan (A Scuola dallo Stregone)


"Non esiste una strada al cui termine ci attende la felicità.
La felicità è la strada stessa che percorriamo."
Wayne Dyer

Potere delle convinzioni

Non crediamo ciò che vediamo, ma vediamo ciò che crediamo.
Nello scompartimento di un treno, uno strano individuo tirò giù dei bagagli dal sacco. Lo aprì e tirò fuori dalla tasca un piccolo cavolo appeso ad una cordicella, e si mise a farlo oscillare dentro il sacco.
Divorato dalla curiosità, un viaggiatore lì accanto gli chiese cosa ci fosse nel sacco.
- Una mangusta - rispose lo strano personaggio.
- Ma perché vai in giro con una mangusta?
- Ahimé! Io sono un alcolizzato e soggetto a crisi di delirium tremens, ho spesso delle allucinazioni e vedo delle serpi strisciarmi attorno, perciò ho bisogno di questa mangusta per allontanare questi serpenti!
- Ma di certo ti renderai conto che quei serpenti sono soltanto immaginari?
-Sì, certamente - rispose in tutta tranquillità, - ma lo è anche la mangusta!.
(La Via dell'Umorismo, 101 burle spirituali, Gianluca Magi )

Tre Doni

E' vero che la vita ci da sempre quello che stiamo cercando. Qualche volta facciamo fatica a vederlo. Ma per cogliere i frutti più dolci, a volte, occorre sbilanciarsi, inoltrasi tra le fronde e afferrare il dono che l'albero della vita ti porge. Basta saper dove cercare il tesoro. In questi giorni ho avuto la fortuna di ricevere TRE doni:
Primo Dono
Stavo scrivendo un pensiero da regalare ad un'amica che sta per partire per un importante viaggio ed ecco che un uccellino mi sussurra questa splendida melodia:
“… Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto:“non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si era visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, vedere con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’ era.
Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.
Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.” José Saramago “Viaggio in Portogallo”.
Ringrazio Katia e auguro buon viaggio alla mia tenera amica ... sono sicuro che anche lei troverà quello che sta cercando.

Secondo Dono
Il secondo regalo arriva dalla mia compagna di vita: avevo bisogno di ricordarmi che siamo entrambi "alunni dell'amore". Con il suo modo di starmi accanto e le sue attenzioni mi rammenta che ho ancora tanto da imparare. Ho bisogno ancora di continuare a viaggiare... Mostrami la strada!

Terzo Dono
Il terzo dono è quello dell'energia che arriva dal profumo delle tante persone straordinarie che quotidianamente mi circondano. E' difficile descrivere questa energia. E' come camminare in un giardino di luminosi fiori, ognuno di questi ha una sua particolare luce. Non è una stato indefinito di beatitudine ... potrei essere molto preciso su i nomi di questi vivaci fiori. E' impossibile non provare gratitudine per i colori di certi sguardi, la carezza di alcune pene e l'allegria di coinvolgenti sorrisi. Grazie miei sfavillanti amici.

Grazie!

Agire la consapevolezza

Sei nato con un potenziale.
Sei nato con bontà e fiducia.
Sei nato con ideali e sogni.
Sei nato con un dono.
Sei nato con le ali.
Non sei destinato a strisciare,
perciò non farlo.
Hai le ali, impara a usarle e vola.
Jelaluddin Rumi

Si possono leggere milioni di libri, imparare nuove teorie, venire a conoscenza di antichi segreti e così avere la percezione che stiamo portando avanti qualcosa di importante per la nostra vita. Ma non sempre è così.
Le nuove idee stanno nella nostra mente ma, nel momento in cui si tratta di praticarle, come quando il tuo collega ti chede aiuto e ha bisogno di entusiasmo, o quando hai a che fare con quella persona così difficile, nulla cambia.
Le nuove teorie intellettualizzate sono poi filtrate da vecchi modelli che condizionano da sempre il nostro comportamento. Così ciò che agiamo raramente somiglia alle nuove idee. Possiamo pensare di intraprendere un viaggio meravoglioso per raggiungere mete che sappiamo essere fantastiche ma se continuamo a percorrere sempre la stessa strada, in più sempre con lo stesso catorcio di auto, difficilmente arriveremo da qualche parte.
Sapere è completamente diverso da essere consapevole ed essere consapevole é diverso da interiorizzare.
Siamo in una condizione in cui ricerchiamo qualche verità che possa cambiare la nostra vita. Avvertiamo che abbiamo bisogno di qualche cambiamento per cui cerchiamo qualcosa. Cercando possiamo ottenere il sapere. Se ci fermiamo qui, niente può cambiare nella nostra vita. Possiamo apparire intelligenti e dotti, ma in noi nulla è cambiato. Infatti avere le informazione senza essere consapevoli di noi stessi non determina il cambiamento che cerchiamo.
Acquisire la consapevolezza di chi siamo e rendersi conto dei vecchi modelli che condizionano i nostri comportamenti è il passo successivo. Ora conosciamo dove vogliamo arrivare, abbiamo trovato una buona strada e sappiamo cosa ci ha impedito di percorrerla sin ora, ma ancora questa non è la nostra strada. Sono consapevole ma ancora agisco secondo i vecchi schemi.
Il passo successivo è quello dell'interiorizzazione.
Per interiorizzare occorre liberarsi da tutti gli schemi e i meccanismi limitanti e sostituirli con dei nuovi modelli che possono facilitare il cambiamento. Infatti interiorizzare significa vivere ed agire la consapevolezza: non c'è separazione tra quello che facciamo e quello che pensiamo.



Storia di una Stella: fare la differenza

C’era una volta un uomo saggio che quando doveva scrivere andava a cercare ispirazione su una spiaggia, di fronte all’oceano.
Un giorno mentre, si avvicinava al suo solito posto, vide in lontananza qualcuno che si muoveva come se stesse ballando. L’uomo non riuscì a trattenere un sorriso pensando a qualcuno che danzava sulla spiaggia, magari per celebrare un giornata tanto bella, e si affrettò per raggiungere il ballerino. Avvicinandosi si accorse che si trattava di un giovane e che quello che sembrava una danza era in realtà qualcosa di completamente diverso. Il giovane si chinava sulla spiaggia, raccoglieva piccoli oggetti che poi lanciava nell’oceano. Si avvicinò ancora e gridò: "Buon giorno! Posso chiederti che cosa stai facendo?" Il giovane si fermò un attimo, lo guardò e rispose:
"Sto lanciando stelle marine nell’oceano".
"A questo punto" disse il saggio "non posso fare a meno di chiederti perché lo fai…" Il giovane rispose: "Il sole è alto e la marea sta ritirandosi. Se non le ributto in acqua moriranno." Sentita la risposta del giovane il saggio sorrise ancora e commentò: "Amico mio, non ti rendi conto che ci sono chilometri di spiaggia e non si vedono che stelle marine? Che differenza vuoi che faccia il ributtarne in mare qualcuna?"
A quel punto il giovane si chinò un’altra volta, raccolse un’altra stella marina e la buttò nell’oceano. Appena vide la stella toccare l’acqua disse: "per questa di sicuro ha fatto la differenza!"

"Il Lanciatore di Stelle marine" di Loren Eiseley 1907 - 1977

Due non vedenti e la storia della strada

Un uomo non vedente aspettava che qualcuno lo aiutasse ad attraversare una strada molto trafficata, quando sente che un passante gli tocca le spalle.

"Scusi” disse l’altra persona, “Io sono cieco, mi potrebbe aiutare ad attraversare la strada? Il primo uomo non vedente prese il braccio del secondo non vedente e attraversarono la strada.

Pare che questa sia una storia vera. Il primo uomo non vedente infatti, era il pianista jazz George Shearing (nella foto). Dopo questo evento lui ha detto “Che potevo fare? Io l'ho accompagnato e questo è stato il momento più emozionante della mia vita.”
Alcune volte pensiamo che non siamo in grado di fare qualcosa e non facciamo nessuno sforzo, oppure non rischiamo. Essere costretto a fare uno sforzo e a rischiare può aiutarci a essere indipendenti (dagli altri, o dai nostri meccanismi di sicurezza personale) e scoprire nuove sfide e capacità.

Smoke: -"Quello è il mio angolo dopotutto"-

Scena 10 (pag. 41)Interno, notte. Appartamento di Auggie
Auggie e Paul sono seduti al tavolo di cucina. ln alto a destra di ogni foto c’è una piccola e
che contenitore aperto di cibo cinese, il piano è quasi interamente occupato da grandi album di fotografie con la copertina nera. In tutto sono quattordici, e sulla costola di ciascuno c’è l’annata, dal 1977 al 1990. L’album del 1987 è aperto sulle ginocchia di Paul. Primo piano di una pagina dell’album con sei foto in bianco e nero dello stesso posto: l’ angolo fra la Terza Strada e la Settima Avenue alle otto del mattino. Nell’angolo in alto a destra di ogni foto c’è una piccola etichetta bianca con la data: 9.8.87, 10.8.87, 11.8.87 eccetera. Paul volta pagina e vediamo sei foto analoghe a quelle di prima. Paul volta pagina di nuovo: stessa cosa. Un’altra pagina: stessa cosa.
PAUL (stupefatto) Sono tutte uguali.
AUGGIE (sorridendo, fiero di sè) Esatto. Più di quattromila foto dello stesso posto: l’angolo tra la Terza Strada e la Settima Avenue alle otto in punto del mattino. Quattromila giorni uno dopo l’altro fotografati con ogni sorta di tempo.
Ecco perchè non posso mai prendermi una vacanza. Devo essere là ogni mattina. Ogni mattina nello stesso posto allo stesso momento..
PAUL (sbigottito. Gira una pagina, poi un’altra) Non ho mai visto niente del genere.
A
UGGIE E’ una mia idea. Si potrebbe chiamare il lavoro di una vita.
PAUL (depone l’album e ne prende un altro, sfoglia le pagine e vede la stessa cosa. Scuote la testa sconcertato) Incredibile. (Cercando di essere cortese) Ma non sono certo d'averne colto il senso.
Voglio dire, com’è che ti è venuta l’idea?
AUGGIE Non lo so, mi è semplicemente venuta. Quello è il mio angolo dopotutto. E’ una piccolissima parte del mondo, ma le cose succedono lì come dappertutto. Questa è una cronaca del mio angolino.
PAUL (sfogliando l’album e scuotendo ancora la testa) Sono senza parole.
AUGGIE (sempre sorridendo) Non capirai mai se non rallenti, mio caro.
PAUL Che vuoi dire?
AUGGIE Che vai troppo in fretta. Quasi non le guardi, le fotografie.
PAUL Ma sono tutte uguali.
AUGGIE Il posto è lo stesso, ma ogni foto è diversa dall’altra. Ci sono le mattine col sole e quelle con le nuvole, c’è la luce estiva e quella autunnale. Ci sono i giorni feriali e quelli festivi. C’è la gente con cappotto e stivali e gente in calzoncini e maglietta. Qualche volta la gente è la stessa, qualche volta è diversa. E talvolta la gente diversa diventa la stessa mentre quella di prima scompare. La terra gira intorno al sole e ogni giorno la luce del sole colpisce la terra con un’inclinazione diversa.
PAUL (sollevando gli occhi dall’album e guardando Auggie) Rallentare, eh?
AUGGIE Si, questo è il mio consiglio. Sai com’è: domani e domani e domani, il tempo scorre a piccoli passi.
Primi piani dell’album. Le foto, una per volta, occupano tutto lo schermo. L’idea di Auggie scorre davanti ai nostri occhi: lo stesso posto alla stessa ora in diversi momenti dell’anno. Primi piani delle diverse facce di ogni foto. In foto differenti appaiono le stesse persone che qualche volta guardano l’obiettivo, qualche volta altrove. Dozzine di fotogrammi. Infine vediamo un primo piano di Ellen morta qualche mese fa, la moglie di Paul. Primo piano della faccia di Paul.
PAUL Gesù guarda, è Ellen
La cinepresa si allontana. Auggie è chino sulla spalla di Paul che indica la faccia di Ellen.
AUGGIE Sì, è lei. Compare in parecchie foto di quell’anno. Credo che stesse andando al lavoro.
PAUL (commosso fino alle lacrime) E’ Ellen, guardala, guarda il mio dolce amore.
Dissolvenza in chiusura.

Anche il più forte Campione ha bisogno di un Coach...


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