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Discriminazione, razzismo, femminicidio, omofobia: basta chiamarli “episodi”!

La cronaca ci regala quotidianamente il racconto di episodi di razzismo, discriminazione, violenze nei confronti di persone con disabilità, donne, stranieri, anziani, etc.

Forse dovremmo smetterla di chiamarli “episodi” visto la frequenza e l’intensità con cui accadono. La violenza con cui veniamo in contatto quotidianamente è strutturale: è dentro le nostre relazioni sociali escludenti, il nostro modo iper-competitivo di organizzare le relazioni sul lavoro, è nelle scuola quando è incapace di educare e ratifica le disuguaglianze

 


sociali e culturali, è all’interno del mondo della comunicazione che si avvale di stereotipi e alimenta i pregiudizi. La violenza è dentro quella politica senza scrupoli quando brandisce slogan carichi di odio  indicando sempre nuovi capri espiatori, così come è strutturale nell’economia che affama, esclude e concentra la ricchezza nelle mani di pochi. La violenza è anche dentro noi stessi quando sopprimiamo la nostra umanità e perdiamo la capacità di empatizzare con gli altri e con noi stessi.

Eppure i recenti studi in ambito delle neuroscienze sui neuroni specchio hanno dimostrato che abbiamo una naturale capacità di provare empatia quando siamo in relazione con qualcun altro. Come tutte le funzioni del nostro corpo, però, se non le utilizziamo, se non le alleniamo si atrofizzano; ciò vale per i muscoli, per gli organi ma anche per le capacità relazionali.

La metodologia della Biblioteca Vivente vuole far leva proprio su questa innata capacità umana che è quella di com-prendere attraverso la relazione e l’ascolto di storie di libri umani.

Il lettore ha la possibilità di scegliere un “libro umano” tra un “catalogo” molto eterogeneo.

I libri, in realtà, sono persone che volontariamente hanno scelto di mettere a disposizione la loro storia personale con la volontà di sfidare pregiudizi e stereotipi di cui spesso sono vittime. Il “prestito” del libro umano è per 30 minuti, giusto il tempo per una breve lettura ma al contempo utile per ascoltare, domandare, entrare in relazione e magari rompere qualche banale luogo comune.

Il “catalogo” di libri viventi a disposizione è composto di trame di vita vera molto diverse tra loro,  che raccontano di cambiamenti, viaggi, scoperte, entusiasmi, felicità, sofferenze e speranze; tutte però hanno in comune un fortissimo desiderio di riscatto.

Non raccontano storie “fenomenali” ma uniche, così come è unica la storia di ogni essere umano. E’ solo recuperando questa capacità di ri-conoscere l’altro da sé con la sua unicità, la sua umanità che saremo in grado di far emergere la nostra.

La Benefattrice, il Militante e il Volontario

A Luciana la nostra militante-volontaria...
La Benefattrice
La governate era stata avvertita. Anche oggi alle 5,00 del pomeriggio, come ogni terzo giovedì del mese, la Signora Contessa avrebbe organizzato un piccolo ricevimento con le amiche del suo circolo.
Sarebbe venuta la simpatica Signora Dafne Bassagirino, moglie del famoso costruttore che aveva realizzato immensi centri commerciali e quartieri dormitori in città. Non sarebbero mancate la Vivatti, sorella del noto petroliere e la Signorina Quercioni, figlia del magnate dei rifiuti, colui che gestiva 5 megadiscariche. Recentemente aveva anche avuto dalla Regione l’autorizzazione di costruire un incenerit... Pardon, un eco-iper-mega-tecnologico Termovalorizzatore, che aveva fatto balzare le azioni della sua società del 17%... Incredibile in tempo di crisi.
Arrivò per prima la moglie del Sindaco, successivamente la nipote di un famoso civilista, di seguito a distanza di una quindicina di minuti arrivarono quasi tutte. Ognuna entrava nella dimora, salutava le altre con un sorriso e un bacio appena accennato come se fossero figure di una danza d’altri tempi. La Signora Contessa con un garbato cenno del capo diede ordine alla domestica che poteva iniziare a servire il tè. Erano sedute tutte intorno ad un tavolino all’angolo di un luminoso soggiorno. Quel sobrio bisbiglio tra signore della buona società terminò appena la padrona di casa iniziò parlare. Tutte ascoltavano sorseggiando quel té di una miscela di foglie speciali del Madagascar ordinato personalmente dalla Contessa.
“Carissime, anche quest’anno occorre decidere quale progetto vogliamo sostenere. Mi sono arrivate diverse proposte”. La Contessa prese un foglio, pose i suoi occhiali al volto e iniziò a leggere: “Progetto BeneficienzAmica: 1000 coperte e 2000 pasti per i Senza Tetto della nostra città. Progetto Punto Ascolto: sportello per le famiglie dei malati terminali di cancro. Progetto Mamma a Distanza: per l’aiuto di 45 bambini in Africa. Progetto Istituto Amico: per la realizzazione di un istituto di accoglienza per disabili! Ecco, mie care, sono tutti progetti utili, ma dobbiamo scegliere quale di questi sostenere e quale secondo noi merita di più la nostra attenzione”...

Il Militante
Il giovane Mellotti provava ad arrivare per primo alle riunioni del comitato. Ma non ci riusciva mai. Lo batteva sul tempo la Signora Lorena. Era lei che si occupava delle questioni organizzative e logistiche: l’affitto della sede, le pulizie, coordinare i turni del presidio davanti alla discarica. La sua militanza di una vita nel sindacato e in tanti collettivi e movimenti di donne, le conferiva quello sguardo di chi vede le azioni quotidiane degli uomini, con gli occhi saggi della storia. Aveva l’orgoglio di chi aveva vinto tante battaglie e la consapevolezza di chi era stata testimone di un cambiamento sociale enorme. Quando vedeva una donna protagonista nella società in politica oppure sul lavoro o le tante ragazze brillanti che marciavano per la loro dignità, accennava un lieve sorriso di soddisfazione: era come se volesse dire che era anche un po’ merito suo. Lei che aveva avuto solo figli maschi sentiva quelle giovani donne un po’ come se fossero figlie sue, del suo impegno, delle battaglie della sua generazione. Avrebbe potuto godersi la pensione, ma sentiva che c’era ancora qualcosa di prezioso da portare e alcune parole che doveva assolutamente dire...
Alla riunione partecipavano sempre più di una decina di persone. Il giovane Mellotti diede inizio alla riunione del comitato contro la discarica, illustrò il suo punto di vista, spiegò quello che per lui occorreva fare.
Tutti parlavano in maniera più o meno ordinata. Un ricercatore universitario parlò degli effetti sulla qualità dell’aria, un medico delle conseguenze sulla salute che l’inceneritore avrebbe comportato. Tutti dichiaravano che occorreva un grande movimento popolare per impedire la realizzazione del progetto e che era importante il contributo di tutti.
Si diedero appuntamento all’incontro successivo. Andati via tutti, il giovane Mellotti iniziò a pensare quale fosse il nome di quell’architetto che aveva tanto parlato di partecipazione: lo voleva contattare per condividere con lui un’idea. Si sforzava e cercava di ricordare quel nome, ma niente. Allora, come faceva sempre, si rivolse a Lorena: “Quello lì... Che fa l’architetto, che stava vicino a quello con il maglione arancione... Come si chiama?”. Lorena pensò che fosse incredibile che Mellotti non si ricordasse nessun nome dei partecipanti alla riunione... Con i suoi occhi saggi e quel lieve sorriso disse: “Antonio, si chiama Antonio...”.

Il Volontario
Tutti i lunedì e venerdì Luca e Peppe andavano alla Bottega. Peppe era un ragazzo in carrozzina e insieme a Luca facevano del volontariato alla Bottega del Mondo. Lì loro vendevano prodotti del commercio equo e solidale e organizzavano campagne di sensibilizzazione per promuovere stili di vita più sostenibili dal punto di vista sociale e ambientale. Luca e Peppe si conoscevano dalle elementari ed erano sempre stati amici. Era bellissimo vederli giocare a calcetto nel cortile sotto casa. Luca triangolava con Peppe, che dribblava con la carrozzina due o tre difensori, passaggio con ruotino anteriore e goooool!
Peppe aveva maturato l’idea di impegnarsi in Bottega dopo che aveva fatto un anno di Servizio Civile alla Uildm. Si occupava dello sportello informativo per la Vita Indipendente, ma solo durante gli incontri di formazione iniziale aveva capito cosa significava essere davvero cittadini attivi. Lui, ragazzo con disabilità che aveva sempre chiesto aiuto agli altri, poteva dare un contributo per cambiare la società. Perché non c’erano dubbi, la società andava cambiata! Infatti sia lui che Luca erano convinti che il mondo andasse cambiato: troppe ingiustizie, sofferenze, inquinamento, infelicità. Ogni angolo della loro città chiedeva loro il cambiamento. Peppe aveva convinto Luca che dovevano fare qualcosa. Così iniziarono il loro impegno di volontari in Bottega, due volte alla settimana. Non contenti, cominciarono ad operare anche qualche cambiamento sul loro stile di vita. Provarono a sostituire i prodotti coloniali tè e caffè con quelli che garantivano più rispetto del lavoro dei produttori. Iniziarono anche ad avere un’attenzione maggiore rispetto ai consumi in generale, valorizzando i prodotti agricoli locali con basso impatto ambientale, diminuendo l’uso dell’auto e utilizzando addirittura carburanti alternativi. Insomma. erano attivi nel ridurre tutto quello che era superfluo. Da un po’ di tempo Luca partecipava al comitato locale contro l’inceneritore, mentre Peppe si impegnava nel movimento per l’acqua pubblica.
Un rituale li accompagnava la sera mentre tornavano a casa dopo il lavoro in Bottega: Luca tirava con il piede il sasso a Peppe che dribblava due o tre cassonetti, passaggio con il ruotino anteriore e gooool!

Relazione, Apprendimento Non Formale e Coaching

Per comprendere a pieno la dinamica relazionale e le sue implicazioni sull'apprendimento attraverso l'esperienza non si può non fare riferimento all'apporto che hanno dato filosofi e pedagogisti come Martin Buber, Paulo Freire, Ivan Illich .
Secondo Buber l'uomo può vivere senza stare in relazione, ma chi non ha mai incontrato l'altro non è pienamente un essere umano. Tuttavia, chi si addentra nell'universo della relazione può rischiare molto dal momento che la relazione Io-Tu esige un'apertura totale dell'Io, esponendosi quindi anche al rischio del rifiuto e al rigetto totale. Buber ci dice che se non c'è questa apertura totale, io direi, come Rogers, questa accettazione incondizionata dell'altro, stiamo in una relazione strumentale; consideriamo l'altro come una cosa attraverso la quale vogliamo soddisfare alcuni nostri bisogni. Qui il dialogo diventa monologo in cui l'esperienza dell'altro non può non essere che superficiale o insignificante. Anche per Paulo Freire il dialogo è un'esigenza esistenziale capace di umanizzare le relazioni. Il pedagogista brasiliano ci dice che il dialogo non si può ridurre all'atto di depositare idee da un soggetto ad un altro o a un semplice scambio di idee come se queste siano un prodotto di consumo. Secondo Freire non può esistere dialogo se non esiste un amore profondo per il mondo e per gli uomini. Ivan Illich denuncia, come Freire, le relazioni oppressive che vi sono dentro il sistema di apprendimeto tradizionale e propone una pedagogia della convivialità. Per Illich la spontaneità, l’intimità e la libertà dell'incontro con l’altro è ostacolata e anche resa impossibile dagli strumenti non-conviviali come le scuole che confezionano l’apprendimento e che selezionano la gente; dalle diagnosi che prevengono l’arte di curare e soffrire; dalle professioni che determinano i bisogni dei loro clienti; dagli schermi che separano il te da me.
Il coaching tiene dentro di se tutti questi principi essendo uno strumento che facilità, proprio l'apprendimento attraverso l'esperienza. Nell'autenticità della relazione tra coach e cliente vi è un'accettazione incodizionata dell'altro e un supporto obbiettivo all'apprendimento. Infatti un buon coach ribalta la dinamica del potere non dando risposte preconfezionate chiedendo all'altro di attingere e sviluppare le proprie risorse per di cercare le proprie soluzioni.

Liste di leva: il manifesto che fa rumore, ma non richiama nessuno

In questi giorni sui social di Bracciano - ma anche in altri Comuni d’Italia - gira il manifesto comunale sulla “ Formazione della lista di ...