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Un’urgenza politica nelle lotte per i diritti, la pace, la Palestina e l’Ucraina

C’è un equivoco che ritorna sempre, come un riflesso automatico: pensare che la 𝐧𝐨𝐧𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 sia una scelta comoda. Una zona neutra. Una fuga dal conflitto.

È l’opposto.

In realtà, oggi la nonviolenza è una 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢𝐭𝐚̀ 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚, non soltanto un esercizio morale. È una scelta di efficacia, in un tempo in cui gli 𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐢 si stanno restringendo e il conflitto viene progressivamente espulso dalla sfera politica.

Viviamo una fase in cui il conflitto sociale e politico non è più considerato parte fisiologica della democrazia, ma trattato come un problema di 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚. Le domande di giustizia diventano rischi da contenere, le mobilitazioni minacce da prevenire, il dissenso qualcosa da sorvegliare e, sempre più spesso, da reprimere.

Negli Stati Uniti, strumenti come il 𝐍𝐚𝐭𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥 𝐒𝐞𝐜𝐮𝐫𝐢𝐭𝐲 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐚𝐥 𝐌𝐞𝐦𝐨𝐫𝐚𝐧𝐝𝐮𝐦 𝐍𝐒𝐏𝐌-𝟕 rendono esplicita questa direzione: categorie vaghe, definizioni elastiche, un uso politico della nozione di “𝐭𝐞𝐫𝐫𝐨𝐫𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐨” che può inglobare dissenso, attivismo e critica radicale. Antifascismo, anti-americanismo, anti-capitalismo, ostilità verso modelli “tradizionali”, posizioni su migrazione, genere o diritti civili diventano 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨, non più opinioni politiche.

Quando le idee diventano indizi e le posizioni fattori di pericolosità, il problema non è più solo americano. È un modello.

E quel modello lo vediamo all’opera anche in Europa.

In 𝐔𝐧𝐠𝐡𝐞𝐫𝐢𝐚, la compressione dei diritti civili e dello spazio pubblico è ormai sistemica: società civile, università, diritti LGBTQ+, libertà di stampa. Non attraverso rotture clamorose, ma mediante una normalizzazione lenta e pervasiva.

In 𝐀𝐮𝐬𝐭𝐫𝐢𝐚, l’estensione degli strumenti di prevenzione e sorveglianza rischia di colpire organizzazioni della società civile impegnate in attività pacifiche, limitando libertà di associazione ed espressione.

In 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚, conosciamo bene questa deriva: decreti sicurezza, inasprimento delle pene per chi manifesta, retorica dell’ordine come valore supremo. Il conflitto è tollerato solo se non disturba. Se disturba davvero, diventa un problema.

In questo contesto, la violenza — anche simbolica, anche episodica — è sempre il miglior alleato di chi vuole restringere diritti e libertà.

𝐏𝐚𝐥𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐚: 𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐞𝐠𝐢𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐚

Sulla Palestina questa dinamica emerge in modo particolarmente brutale.

In molti paesi europei, la solidarietà al popolo palestinese viene progressivamente spostata dal piano dei 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐢 a quello della 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚. Criticare le politiche del governo israeliano, denunciare l’occupazione e lo sterminio della popolazione civile, chiedere il 𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐭𝐞 𝐢𝐥 𝐟𝐮𝐨𝐜𝐨 e il rispetto del 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨 è diventato, negli ultimi anni, un atto sospetto.

Il passaggio decisivo avviene quando questa denuncia esce dai circuiti militanti, diventa oggetto di attenzione da parte degli organismi internazionali e assume una dimensione 𝐝𝐢 𝐦𝐚𝐬𝐬𝐚. Centinaia di migliaia di cittadini, associazioni ed enti locali hanno preso posizione di fronte a una tragedia umanitaria senza precedenti.

A quel punto, una parte del dibattito pubblico sceglie una scorciatoia: non discutere il merito delle richieste — legalità internazionale, protezione dei civili, aiuti umanitari — ma delegittimare il movimento sul piano morale, appiccicandogli un’etichetta che pesa come una condanna: 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐬𝐞𝐦𝐢𝐭𝐢𝐬𝐦𝐨.

È una confusione deliberata. Si mescola la critica a un governo con l’odio verso un popolo. Si cancella la distinzione tra antisionismo, critica politica, solidarietà umanitaria e pregiudizio antiebraico. Il risultato è duplice: si colpisce la credibilità di chi protesta e si sposta il conflitto dal terreno dei fatti a quello delle intenzioni, dove è più facile criminalizzare e più difficile difendersi.

Dirlo non significa minimizzare un problema reale. L’antisemitismo esiste, è pericoloso e va combattuto senza ambiguità. Ma proprio perché è una cosa seria, non può essere usato come 𝐜𝐥𝐚𝐯𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 per zittire chi chiede diritti e protezione dei civili. Se tutto diventa antisemitismo, alla fine nulla lo è davvero: si banalizza il termine e si indebolisce la lotta contro l’odio autentico.

In questo scenario, ogni ambiguità, ogni atto violento, ogni linguaggio che scivola nella radicalizzazione diventa un’arma contro la causa stessa. Non perché la richiesta di giustizia sia sbagliata, ma perché il contesto politico è costruito per usare la violenza come alibi per il silenzio.

La verità necessaria è che la violenza non rafforza la causa palestinese — e non rafforza nessuna causa. La rende più isolabile, più fragile, più facilmente reprimibile.

𝐔𝐜𝐫𝐚𝐢𝐧𝐚: 𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐧𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚

Il tema dell’Ucraina rende il quadro ancora più complesso e ci obbliga a uscire dalle semplificazioni.

L’invasione russa è un’aggressione evidente, una violazione del diritto internazionale e della sovranità di uno Stato. Difendere il popolo ucraino significa riconoscere questo dato senza ambiguità.

Ma riconoscerlo non può significare rinunciare a una riflessione politica più ampia. In Europa, il conflitto ucraino è stato spesso utilizzato per legittimare una 𝐧𝐨𝐫𝐦𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚: aumento vertiginoso delle spese militari, retorica bellica permanente, riduzione dello spazio per il dissenso pacifista, sospetto verso chi pone domande su escalation, diplomazia e soluzioni negoziali.

Anche qui, la nonviolenza non è negazione della realtà, ma 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚. È il rifiuto di accettare che la guerra diventi l’unico linguaggio possibile, l’unica risposta pensabile, l’unico orizzonte.

Chi chiede negoziati, 𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐭𝐞 𝐢𝐥 𝐟𝐮𝐨𝐜𝐨 e canali diplomatici non sta “tradendo” nessuno. Sta difendendo l’idea che la pace non sia una resa, ma un 𝐨𝐛𝐢𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐨 da costruire.

Nonviolenza non è equidistanza

Serve dirlo con chiarezza: la nonviolenza non è equidistanza, né ingenuità.

È una 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐨.
È decidere dove si combatte il conflitto.
È non farsi trascinare dove il potere oppressivo è più forte: nella paura, nell’emergenza permanente, nella logica amico-nemico.

La nonviolenza è conflitto aperto, ma leggibile: si capisce chi chiede cosa, contro chi o cosa si protesta, su quali principi — diritti, legge, giustizia.
È radicalità che non regala appigli a chi vuole chiudere gli spazi democratici.

Storicamente, i movimenti nonviolenti hanno ottenuto risultati proprio perché hanno reso evidente l’𝐚𝐬𝐢𝐦𝐦𝐞𝐭𝐫𝐢𝐚 𝐦𝐨𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐭𝐫𝐚 𝐜𝐡𝐢 𝐫𝐞𝐩𝐫𝐢𝐦𝐞 𝐞 𝐜𝐡𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞.
Quando questa asimmetria si spezza, quando la violenza entra in campo, il potere torna immediatamente in vantaggio.


Da vittime di violenza a protagoniste del cambiamento. Disabilità e nonviolenza

Laddove c’è discriminazione, ingiustizia e violenza in tutte le sue forme c’è uno spazio prezioso per la nonviolenza

Le persone con disabilità sono state nel corso della storia, e sono tutt’oggi, vittime di tante forme di violenza. Per far agire la nonviolenza occorre in primo luogo riconoscere cosa è e cosa è stata violenza nei confronti delle persone con disabilità. 


Sterminio e Eugenetica 
Sebbene i recenti studi da parte di storici ci dicono che la leggenda in cui gli spartani praticavano una forma primitiva di eugenetica gettando dalla rupe del monte Taigeto i bambini nati con una disabilità, risulti un falso, è però noto che perfino Platone prefigurava una selezione della specie umana “Esse [le leggi] si prenderanno cura di quei tuoi cittadini che siano di buona natura nel corpo e nell’anima, ma per quanti non lo sono, se il difetto sta nel corpo li lasceranno morire, se invece sono cattivi e incurabili nell’anima i giudici stessi li manderanno a morte” (Platone, La Repubblica, III).
Seneca nel “De Ira, Libro I” scriveva Soffochiamo i nati mostruosi, anche se fossero nostri figli.  Se sono venuti al mondo deformi o minorati dovremo annegarli. Ma non per cattiveria.  Ma perché è ragionevole separare esseri umani sani da quelli inutili…
Questa scia di sangue, che comincia in antichità nel mondo Greco-romano, in cui la disabilità era considerata una punizione divina e incompatibile con la vita, arriva sino ai giorni vicini ai nostri con lo sterminio delle persone con disabilità ad opera del nazismo, che vedeva nei disabili un ostacolo al culto della razza pura e ariana. 40 anni prima che i nazisti salissero al potere, lo psichiatra svizzero-tedesco Alfred Pletz sviluppò la teoria dell' "igiene razziale". Secondo la sua dottrina, le persone con disabilità fisiche e mentali, così come i poveri, non avevano diritto alla vita.


Sterilizzazione Forzata 
Nel processo di Norimberga tutti condannarono le abominevoli pratiche naziste ma, comunque, le leggi di sterilizzazione forzata in tante parti del mondo rimasero in vigore. Negli Stati Uniti, dove agli inizi del ‘900 si fece avanti l’idea che attraverso la manipolazione genetica si potesse migliorare la specie umana, la sterilizzazione forzata a fine eugenetico si praticò fino al 1981. Nonostante in molti degli Stati sia stata dichiarata illegale, la procedura viene tuttora eseguita, soprattutto nei confronti delle donne afroamericane in regime carcerario.  In Svizzera, in Svezia e in altri paese del Nord Europa sono state praticate sterilizzazioni coatte a persone con disabilità mentale fino alla fine degli anni ‘70. In Russia nel 2005 Yuri Savenko, Presidente dell'Associazione psichiatrica indipendente della Russia, giustificava la sterilizzazione forzata delle donne ricoverate negli ospedali psichiatrici a Mosca.


Segregazione e Istituzionalizzazione
Se dopo la seconda guerra mondiale e la sconfitta del nazifascismo, anche con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, questa emorragia si è fermata, per anni segregazione e istituzionalizzazione sono state politiche ritenute accettabili nei confronti delle persone con disabilità.
Nonostante la chiusura dei manicomi e la legge Basaglia, secondo i dati ISTAT sono 273.316 le persone disabili presenti su più di 13.000 presidi sanitari socioassistenziali, di cui più di 3.147 sono minori con disabilità e con disturbi mentali dell’età evolutiva, 51.593 sono adulti con disabilità e con patologie psichiatriche, il resto sono anziani non autosufficienti. Secondo una ricerca condotta dalla Federazione Italiana superamento handicap (FISH) solo una percentuale marginale vive in contesti di piccole dimensioni che riproducono uno modello famigliare (“La segregazione delle persone con disabilità. I manicomi nascosti in Italia” di Giovanni Merlo Ciro Tarantino). La maggior parte vivono dentro strutture che ospitano oltre le 10 persone, più simili a cliniche che ad ambienti domestici. La ricerca mette in evidenza dati inquietanti: solo nel 2016 nei confronti degli ospiti di queste cliniche si sono registrati 114 casi di maltrattamento, 68 casi di abbandono di incapace, 16 lesioni personali e 16 sequestri di persona.


Abilismo
Il termine abilismo ha cominciato ad essere utilizzato da coloro che si battono per i diritti delle persone con disabilità anglosassoni dagli anni ’80 –’90. Negli ultimi anni grazie alla nuova generazione di attivisti con disabilità si sta utilizzando anche in Italia. Per abilismo si intende qualsiasi forma di discriminazione o pregiudizio nei confronti delle persone con disabilità in cui gli individui normodotati sono considerati superiori alle persone affette da menomazioni fisiche, mentali o emotive. L’abilismo, come il razzismo, il sessismo e la omotransfobia, può riflettersi in atteggiamenti individuali, collettivi oppure può riguardare gli aspetti strutturali di formazioni sociali o istituzionali. La critica all’abilismo coinvolge anche le forme del linguaggio, che ritroviamo in frasi come: “Quanto sei coraggioso! Io al posto tuo non so se riuscirei a uscire di casa” o “Grazie a te ho capito quanto sono fortunato!” oppure “Nonostante la disabilità è riuscito a raggiungere incredibili risultati (di carriera, sportivi, o imprese miracolose…)”. Secondo i militanti per i diritti delle persone con disabilità anche questi atteggiamenti pietistici o iperprotettivi celano una forma di abilismo. 
 
Spazio per la nonviolenza
Alla fine degli anni sessanta negli Stati Uniti, nell’Università di Berkeley, già fucina dei movimenti pacifisti e per i diritti civili degli afroamericani, nasceva, grazie all’impegno di Edward Roberts, il movimento per la vita indipendente, che rivendicava il superamento dell’assistenzialismo, l’autodeterminazione e la partecipazione attiva delle persone con disabilità nella società, aprendo una stagione nuova di diritti e conquiste sociali.
A mettere in discussione logiche di separazione, in Italia in quegli anni, nacquero una serie di movimenti di volontariato laico e religioso che diedero vita a cooperative sociali per i servizi di assistenza e per l’inserimento lavorativo, per creare un’alternativa alle persone con disabilità, le quali sembravano condannate a vivere dentro le “istituzioni totali” come gli istituti.
Questo movimento, composto da famiglie e da persone con disabilità che rivendicavano un nuovo protagonismo e una rappresentanza diretta, era in “linea” con quello della chiusura dei manicomi.
Oggi, grazie a quei movimenti, sono stati fatti enormi passi in avanti rispetto all’acquisizione di diritti delle persone con disabilità. 

Il cambiamento di paradigma sulla disabilità - da quello medicalizzante a quello bio-psico-sociale - ha portato all’emanazione nel 2006 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con disabilità sottoscritta da 153 Stati.
La Convenzione afferma, non tanto nuovi diritti, ma concretizza e sostiene i diritti fondamentali delle persone con disabilità e i vari dispositivi di tutela dei Diritti Umani nella stessa misura dei normodotati, contemplando quindi diritti civili, politici, economici, sociali e culturali. Di fatto, dopo quasi 60 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, l’umanità, con la Convenzione, afferma che le persone con disabilità sono uomini e donne con gli stessi diritti umani degli altri. 
Perciò l’esclusione sociale, la discriminazione, i servizi inefficienti che non rispondono ai bisogni delle persone con disabilità, che li costringono ai margini della società, non sono problemi che riguardano “le persone meno fortunate di noi…” ma sono questioni fondamentali che minano i diritti umani di tutti e tutte. E tali diritti non possono essere contrapposti ai diritti di qualche altra categoria proprio perché riguardano tutti gli esseri umani.
Non a caso da parte del mondo associativo c’è la consapevolezza di operare “per la cultura della pace e la promozione dei diritti umani”, così come recita il primo articolo dello Statuto della FISH (Federazione Italiana Superamento Handicap) - una delle più grandi aggregazioni di organizzazioni di persone con disabilità.  
I Paesi che hanno ratificato la Convenzione si impegnano a eliminare gli ostacoli che incontrano le persone con disabilità, a proteggerli dalle discriminazioni e a promuoverne le pari opportunità e l'integrazione nella società civile.
Oggi siamo ancora lontani da una piena inclusione sociale delle persone con disabilità, anche se il cammino intrapreso è ormai inarrestabile. Infatti, se da una parte sono ancora vittime di pregiudizi e stereotipi, oppure sono costrette a subire delle vere e proprie azioni di violenza, intolleranza e discriminazione in ambito lavorativo e sociale, dall’altra c’è un protagonismo fondamentale delle persone con disabilità.
Il coinvolgimento dell’associazionismo di categoria nelle decisioni sulle politiche sulla disabilità a tutti i livelli è un fatto determinante capace di orientare dall’azione legislativa a quella amministrativa; così come sta emergendo da parte delle giovani generazioni di persone con disabilità la rivendicazione del diritto all’assistenza, all’autonomia e alla vita indipendente. Nuovi movimenti come “Liberi di Fare” o “vorrei prendere il treno” attraverso manifestazioni, marce, sit-in o campagne di sensibilizzazione denunciano discriminazioni, abilismo e segregazione chiedendo pieni diritti, pari opportunità e una vita dignitosa.  
In questo quadro c’è uno spazio enorme per il potere trasformativo della nonviolenza. 
E’ l’occasione per riaffermare con forza la dignità e l’unicità di ogni persona, il diritto alla differenza e alla partecipazione attiva. È l’opportunità per ripensare in modo creativo le nostre organizzazioni sociali, per ribaltare il modo in cui produciamo ricchezza, mettendo al centro le persone in carne e ossa. 
Soltanto così che “la pietra scartata dai costruttori può divenire la pietra angolare” su cui si si tiene insieme una società dove tutti e tutte possono trovare il proprio spazio di vita piena. 

Articolo apparso sul numero monografico "Disabilità e nonviolenza” 4-2020 (luglio-agosto) di “Azione nonviolenta”, rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, bimestrale di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.


 

UN MONDO SENZA ATOMICHE

HIROSHIMA, 6 AGOSTO 1945 ORE 8.16
Esplode la prima bomba atomica sul Giappone: 80.000 morti in un secondo, 90% degli edifici distrutti, oltre 100.000 vittime negli anni successimi a causa delle ferite e dell'avvelenamento da radiazioni.
ITALIA, 6 AGOSTO 2015 
In italia il governo contro il parere del parlamento, continua a spendere inutili miliardi per il progetto fallimentare degli F-35 idonei al trasporto di armi atomiche. 
NO alle armi atomiche.
SI' alla proposta di legge per la difesa civile non armata e nonviolenta
(http://www.difesacivilenonviolenta.org)

RICONVERTIAMO LA SPESA MILITARE IN SPESA SOCIALE!

Venne infine un tempo

«Venne infine un tempo in cui tutto quello che gli uomini avevano considerato inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffici, e poteva essere venduto. Il tempo nel quale le stesse cose che fino allora erano compartecipate ma mai scambiate; date, ma mai vendute; acquisite, ma mai comperate – virtù, amore, opinioni, scienza, coscienza, ecc. – tutte passarono nel commercio. Il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o per parlare in termini di economia politica, il tempo nel quale qualsiasi cosa, morale o fisica, una volta attribuitale valore venale è portata al mercato per ottenere un prezzo e una volta stabilito il suo valore commerciale è messa sul mercato per ricevere un prezzo, il suo corrispettivo più oggettivo». 


Eccole qui le profetiche parole di Karl Marx in “La miseria della filosofia”, scritte nel 1847 sono oggi più che mai attuali. La mercificazione del mondo sta provocando un disastro socio-ambientale. 
Le protezioni economiche e sociali che abbiamo a disposizione appaiono sempre più fragili. Quante volte di fronte a richieste legittime di avere un’assistenza, un lavoro, un quartiere o una scuola accessibile, cose che permetterebbero alla persona con disabilità di vivere una vita “normale”, ci sentiamo dire che non ci sono fondi sufficienti e di ulteriori tagli. 
Così spesso il lavoro che la nostra Associazione è ridotta a fare è quello di tamponare i buchi di uno stato sociale sempre più debole e piegato alle logiche dell’economia di mercato. 
Oggi, come duemila anni fa, la provocazione evangelica che ci ricorda che: “Non è l’uomo per il sabato ma il sabato per l’uomo” (Mc. 2,27), ci sfida indicandoci un parametro non negoziabile: quello della preminenza della persona umana su qualunque organizzazione o realtà anche se creata dall’uomo stesso. Così come non è l’uomo servo dell’economia ma l’economia dovrebbe essere per l’uomo. L’uomo, la sua felicità e il suo benessere, sono il basamento di ogni legge che voglia essere giusta e di ogni forma di convivenza umana. Con questo spirito dovremmo contrapporre alla riduzione a merce di ogni cosa, la gratuità e la solidarietà. Se volessimo realmente contrastare il sistema che produce discriminazione e impoverimento dovremmo essere realmente alternativi iniziando da ciò che c’è prossimo. Contro l’esclusione dovremmo promuovere modelli di convivenza improntati sul mutuo aiuto e relazioni capaci di promuovere partecipazione. Contro le forme di discriminazione dovremmo iniziare a lavorare sui nostri pregiudizi e al contempo denunciare con forza ogni trattamento che non permette a qualsiasi persona o categoria un pari godimento di diritti civili, economici e sociali. Contro l’impoverimento dovremmo avvalerci di relazioni economiche e commerciali che salvaguardino la dignità di chi lavora. Come così contro la politica dei tagli e dell’austerità che riduce servizi e protezioni sociali dovremmo immaginare un modello sociale solidale che pone al centro la dignità della persona. Se occorre mettere in discussione tutto, iniziamo a cambiare radicalmente come consumiamo, dove investiamo i nostri risparmi, che qualità di relazioni costruiamo nella nostra quotidianità. Il più grosso alibi che ha ognuno di noi, è quello di delegare alla politica, al leader populista di turno, o addirittura anche ad un’associazione come la nostra il compito e la responsabilità di produrre il cambiamento. Invece per dirla alla Don Milani: ciascuno di noi è responsabile di tutto!

(Editoriale Finestra Aperta di Aprile 2014 - Magazine dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare Sez. Laziale ONLUS)

La Benefattrice, il Militante e il Volontario

A Luciana la nostra militante-volontaria...
La Benefattrice
La governate era stata avvertita. Anche oggi alle 5,00 del pomeriggio, come ogni terzo giovedì del mese, la Signora Contessa avrebbe organizzato un piccolo ricevimento con le amiche del suo circolo.
Sarebbe venuta la simpatica Signora Dafne Bassagirino, moglie del famoso costruttore che aveva realizzato immensi centri commerciali e quartieri dormitori in città. Non sarebbero mancate la Vivatti, sorella del noto petroliere e la Signorina Quercioni, figlia del magnate dei rifiuti, colui che gestiva 5 megadiscariche. Recentemente aveva anche avuto dalla Regione l’autorizzazione di costruire un incenerit... Pardon, un eco-iper-mega-tecnologico Termovalorizzatore, che aveva fatto balzare le azioni della sua società del 17%... Incredibile in tempo di crisi.
Arrivò per prima la moglie del Sindaco, successivamente la nipote di un famoso civilista, di seguito a distanza di una quindicina di minuti arrivarono quasi tutte. Ognuna entrava nella dimora, salutava le altre con un sorriso e un bacio appena accennato come se fossero figure di una danza d’altri tempi. La Signora Contessa con un garbato cenno del capo diede ordine alla domestica che poteva iniziare a servire il tè. Erano sedute tutte intorno ad un tavolino all’angolo di un luminoso soggiorno. Quel sobrio bisbiglio tra signore della buona società terminò appena la padrona di casa iniziò parlare. Tutte ascoltavano sorseggiando quel té di una miscela di foglie speciali del Madagascar ordinato personalmente dalla Contessa.
“Carissime, anche quest’anno occorre decidere quale progetto vogliamo sostenere. Mi sono arrivate diverse proposte”. La Contessa prese un foglio, pose i suoi occhiali al volto e iniziò a leggere: “Progetto BeneficienzAmica: 1000 coperte e 2000 pasti per i Senza Tetto della nostra città. Progetto Punto Ascolto: sportello per le famiglie dei malati terminali di cancro. Progetto Mamma a Distanza: per l’aiuto di 45 bambini in Africa. Progetto Istituto Amico: per la realizzazione di un istituto di accoglienza per disabili! Ecco, mie care, sono tutti progetti utili, ma dobbiamo scegliere quale di questi sostenere e quale secondo noi merita di più la nostra attenzione”...

Il Militante
Il giovane Mellotti provava ad arrivare per primo alle riunioni del comitato. Ma non ci riusciva mai. Lo batteva sul tempo la Signora Lorena. Era lei che si occupava delle questioni organizzative e logistiche: l’affitto della sede, le pulizie, coordinare i turni del presidio davanti alla discarica. La sua militanza di una vita nel sindacato e in tanti collettivi e movimenti di donne, le conferiva quello sguardo di chi vede le azioni quotidiane degli uomini, con gli occhi saggi della storia. Aveva l’orgoglio di chi aveva vinto tante battaglie e la consapevolezza di chi era stata testimone di un cambiamento sociale enorme. Quando vedeva una donna protagonista nella società in politica oppure sul lavoro o le tante ragazze brillanti che marciavano per la loro dignità, accennava un lieve sorriso di soddisfazione: era come se volesse dire che era anche un po’ merito suo. Lei che aveva avuto solo figli maschi sentiva quelle giovani donne un po’ come se fossero figlie sue, del suo impegno, delle battaglie della sua generazione. Avrebbe potuto godersi la pensione, ma sentiva che c’era ancora qualcosa di prezioso da portare e alcune parole che doveva assolutamente dire...
Alla riunione partecipavano sempre più di una decina di persone. Il giovane Mellotti diede inizio alla riunione del comitato contro la discarica, illustrò il suo punto di vista, spiegò quello che per lui occorreva fare.
Tutti parlavano in maniera più o meno ordinata. Un ricercatore universitario parlò degli effetti sulla qualità dell’aria, un medico delle conseguenze sulla salute che l’inceneritore avrebbe comportato. Tutti dichiaravano che occorreva un grande movimento popolare per impedire la realizzazione del progetto e che era importante il contributo di tutti.
Si diedero appuntamento all’incontro successivo. Andati via tutti, il giovane Mellotti iniziò a pensare quale fosse il nome di quell’architetto che aveva tanto parlato di partecipazione: lo voleva contattare per condividere con lui un’idea. Si sforzava e cercava di ricordare quel nome, ma niente. Allora, come faceva sempre, si rivolse a Lorena: “Quello lì... Che fa l’architetto, che stava vicino a quello con il maglione arancione... Come si chiama?”. Lorena pensò che fosse incredibile che Mellotti non si ricordasse nessun nome dei partecipanti alla riunione... Con i suoi occhi saggi e quel lieve sorriso disse: “Antonio, si chiama Antonio...”.

Il Volontario
Tutti i lunedì e venerdì Luca e Peppe andavano alla Bottega. Peppe era un ragazzo in carrozzina e insieme a Luca facevano del volontariato alla Bottega del Mondo. Lì loro vendevano prodotti del commercio equo e solidale e organizzavano campagne di sensibilizzazione per promuovere stili di vita più sostenibili dal punto di vista sociale e ambientale. Luca e Peppe si conoscevano dalle elementari ed erano sempre stati amici. Era bellissimo vederli giocare a calcetto nel cortile sotto casa. Luca triangolava con Peppe, che dribblava con la carrozzina due o tre difensori, passaggio con ruotino anteriore e goooool!
Peppe aveva maturato l’idea di impegnarsi in Bottega dopo che aveva fatto un anno di Servizio Civile alla Uildm. Si occupava dello sportello informativo per la Vita Indipendente, ma solo durante gli incontri di formazione iniziale aveva capito cosa significava essere davvero cittadini attivi. Lui, ragazzo con disabilità che aveva sempre chiesto aiuto agli altri, poteva dare un contributo per cambiare la società. Perché non c’erano dubbi, la società andava cambiata! Infatti sia lui che Luca erano convinti che il mondo andasse cambiato: troppe ingiustizie, sofferenze, inquinamento, infelicità. Ogni angolo della loro città chiedeva loro il cambiamento. Peppe aveva convinto Luca che dovevano fare qualcosa. Così iniziarono il loro impegno di volontari in Bottega, due volte alla settimana. Non contenti, cominciarono ad operare anche qualche cambiamento sul loro stile di vita. Provarono a sostituire i prodotti coloniali tè e caffè con quelli che garantivano più rispetto del lavoro dei produttori. Iniziarono anche ad avere un’attenzione maggiore rispetto ai consumi in generale, valorizzando i prodotti agricoli locali con basso impatto ambientale, diminuendo l’uso dell’auto e utilizzando addirittura carburanti alternativi. Insomma. erano attivi nel ridurre tutto quello che era superfluo. Da un po’ di tempo Luca partecipava al comitato locale contro l’inceneritore, mentre Peppe si impegnava nel movimento per l’acqua pubblica.
Un rituale li accompagnava la sera mentre tornavano a casa dopo il lavoro in Bottega: Luca tirava con il piede il sasso a Peppe che dribblava due o tre cassonetti, passaggio con il ruotino anteriore e gooool!

Tutto uguale a 2000 anni fa...

E' passata questa Pasqua nel nostro piccolo paese, Bracciano. 
Sembra essere tutto uguale a prima. Forse è tutto uguale a 2000 anni fa. 
I Farisei, tutta apparenza e poca sostanza, le passerelle dei politicanti sempre in prima linea rappresentano come allora il potere ipocrita e affaristico imposto dai sacerdoti del Sinedrio in combutta con i Mercanti nel Tempio: coloro che usano la religione per i propri piccoli e meschini interessi. 
Il Tempio oggi è ciò che dovremmo ritenere sacro, quello che ci rende umani e ci fa stare in comunione con gli altri tutto ciò che ci rende comunità: la Democrazia, i Beni comuni, la Costituzione oggi rappresentano i nostri templi laici; ma anche la nostra Terra è il nostro Tempio del mondo. E qui i  mercanti non sono sempre facili da identificare: sono coloro che manipolano e usano il tempio non per rendere lode a Dio, non per mettersi al servizio dei fratelli e delle sorelle ma per fare gli interessi dei poteri forti della finanza, delle banche, delle mafie usando in modo distorto la democrazia, sfruttando per interessi occulti i Beni comuni e compromettendo irreparabilmente la vita sulla Terra. Sono il vero motivo per cui milioni di poveri cristi vengono ancora crocefissi e sono anche il motivo perché credo nel riscatto sociale delle resurrezione. 

Gratitudine

Potrebbe essere per te strano, ma per volgere la tua vita al meglio è importante apprezzare ogni cosa che succede. Certo non è sempre facile accettare situazioni che sembrano catastrofiche, ma la verità è che non sai esattamente cosa nascerà da quella situazione e non sai cosa potrà accadere in seguito.
Forse sarebbero già potute accadere cose terribili ma nonostante tutto ancora sei qui! Occorre essere  convinto che qualsiasi cosa ti possa accadere, quella cosa continuerà ad aiutarti ad apprendere nuove competenze che ti porteranno ad andare avanti verso il tuo scopo. Apprezzare la propria vita significa in qualche modo dare valore a noi stessi... essere grati qualunque cosa succeda può davvero cambiarti la vita in meglio, potrai essere più aperto alle possibilità che la vita ti pone davanti senza rimanere bloccato.

Ti scrivo 5 semplici regole per iniziare...  Ho fatto una sintesi su una mia ricerca di testi americani sulla gratitudine, con me hanno funzionato ... fatemi sapere come vanno con voi!

1. Saluta il nuovo giorno con un ringraziamento.
Appena sveglio pensa per un minuto alle persone che sono state gentili con te, che ti hanno aiutato. Pensa a chi rende più ricca, avvincente la tua vita ogni giorno, a chi ti dona un sorriso, a chi ti ascolta e a chi ti è vicino. Pensa alle persone che ti vogliono bene e ringraziale profondamente dentro di te. Può sembrare banale, ma ciò immediatamente renderà migliore la tua giornata e ti aiuterà ad iniziarla con il piede giusto.

2. Quando stai avendo una giornata dura… fai una lista delle cose per le quali sei riconoscente.
Ognuno di noi ha delle brutte o forse terribili giornate a volte. Siamo stressati dal lavoro. Abbiamo perso una persona cara. Abbiamo ferito qualcuno che amiamo. Abbiamo fatto degli errori. Pensiamo di aver subito un torto. In questi momenti bui occorre accendere la luce della gratitudine e magari fare una lista per le cose per le quali siamo grati. Occorre ricordare che abbiamo con noi gli affetti, un po' di salute, un tetto sopra la testa, vestiti per coprirci, gli amici, la vita in sé.

3. Quando affronti una sfida ardua nella tua vita, cerca di esserne riconoscente.
Quando qualcosa va storto e sei in difficoltà allora hai il diritto di lamentarti. Se vuoi puoi autocommiserarti, prenditi tutto il tempo che vuoi ... ma questo non ti porterà da nessuna parte. Prova invece ad essere riconoscente per la sfida che sei chiamato ad affrontare – è un’opportunità per crescere, imparare, diventare migliori.

4. Quando una tragedia ti colpisce, sii grato per la vita che ancora hai vicino a te.
Perdere una persona cara è come perdere una parte di noi... Gli occhi di quella persona non ci guarderanno più in quel modo così speciale e può sembrare che quella parte di noi muore con lei... Queste tragedie possono essere devastanti. Ma niente finisce e niente si distrugge tutto si trasforma... Il Bene ricevuto e donato non muore mai ... rimane in circolo nelle nostre vite e nelle vite degli altri. Può essere l’occasione per aiutarci ad apprezzare con più intensità la vita che è rimasta intorno a noi, l'amore donato e ricevuto.

5. Invece di guardare a ciò che ti manca, apprezza quello che hai.
E’ facile dimenticare che ci sono centinaia di milioni di persone che hanno molto meno di te, che non possiedono un computer un'auto e che non l’avranno mai, che non hanno un lavoro e che a stento hanno un tetto sotto cui ripararsi. Confronta la tua vita con quella di queste persone e sii riconoscente per tutto ciò che hai. Pensa a come poterlo condividere con chi ha di meno. Pensa che ciò che hai è già più del necessario, che la felicità non è una destinazione – la felicità è gia qui.

La gratitudine non sgorga
da una capacità propria del cuore umano,
ma solo dalla parola di Dio.
Pertanto la gratitudine va imparata ed esercitata.
La gratitudine va in cerca del donatore
che c’è oltre il dono.
Nasce dall’amore che la concepisce.
La gratitudine è abbastanza umile
da lasciarsi donare qualcosa.
L’orgoglioso prende solo ciò che gli spetta,
si rifiuta di accogliere un regalo.
Per colui che è grato
ogni cosa diventa un dono,
poiché sa che per lui non esiste
assolutamente un bene meritato.
La gratitudine rende la vita davvero ricca.
E’ facile sopravvalutare
l’importanza del proprio agire ed operare
rispetto a ciò che si è diventati
solamente grazie agli altri.

(Dietrich Bonhoeffer – Da “Libertà di vivere”)


Doni

Ciò che sta alle nostre spalle, come ciò che sta davanti a noi,
è piccola cosa rispetto a ciò che si trova
dentro di noi.
E quando portiamo nel
mondo esterno quello che è dentro di noi,
accadono miracoli.
Henry David Thoreau


Tanti sono i doni che ognuno di noi può regalare agli altri. Dentro ognuno di noi ci sono potenti energie che possono illuminare la nostra vita e di conseguenza la vita delle persone che ci stanno vicino.
Disponibilità, coraggio, immaginazione, dolcezza, affetto, cura, condivisione, entusiasmo curiosità, gioia, gratitudine; tutti noi abbiamo, almeno una volta nella vita, ricevuto oppure offerto questi importanti doni. Ciò, con la nostra strordinaria unicità e bellezza che è propria della varietà umana, ha un potente effetto moltiplicatore che non riusciamo ad immaginare. Il vero miracolo di cui parla Thoreau secondo me è proprio questo: piccoli semi che possono diventare piante da frutto, le quali a loro volta possono dare nuovi semi capaci di germogliare nuovamente nei cuori degli altri.

Uildm Mentoring Program



Sta per partire la seconda edizione del Mentoring training !
Quest'anno abbiamo un completo programma di formazione strutturato in questo modo:

Mentoring Training: dal 6 all'8 Maggio (3 intensive giornate in cui si possono acquisire le competenze sul Mentoring)


Mentor in Youth in Action: 13 e 14 Maggio (un modulo specifico per chi ha fatto Mentoring Training sulla sua applicazione nel programma Europeo Gioventù in azione)


Workshop Mentoring: 21 Maggio (1 giornata per confrontarci sulla applicazione del mentoring nelle scuole e nelle esperienze di apprendimento non formale con i giovani con necessità speciali)


7 Ottimi motivi per partecipare al UILDM MENTORING PROGRAM


1. Saprai impostare una relazione di fiducia

2. Potrai Creare un ambiente che facilità l'apprendimento

3. Imparerai ad Ascoltare attivamente


4. Favorirai l'apprendimento attraverso l'esperienza


5. Saprai gestire un colloquio di consulenza e orientamento


6. Aiuterai a trasformare i sogni e i desideri in progettualità concrete


7. Conoscerai varie esperienze di apprendimento non formale (Youth in Action, Servizio Civile, Volontariato, Youth Camp etc… )



Il UILDM MENTORING PROGRAM sono 3 Training differenti che mirano a formare Mentors che potranno utilizzare queste competenze in ambito educativo, nelle relazioni di aiuto e nel sostegno del processo di crescita e di autonomia dei giovani. I nostri Mentors sono persone che aiutano e sostengono la crescita e lo sviluppo delle competenze dei giovani con disabilità e in generale di giovani con bisogni speciali.

Concretamente offrono il loro tempo lavorando nel:


Orientamento dei giovani con disabilità nei progetti di Volontariato dell'Unione Europea


Accompagno dei giovani con disabilità nelle Visite Preliminari in Europa


Accoglienza dei giovani con necessità speciali


Sostegno attivo di progetti Uildm sul territorio


In più …

-)Avranno accesso alla formazione continua dei Programmi della Commissione Europea riservata agli operatori e volontari delle organizzazioni che lavorano con il programma Youth in Action;


-) Avranno la possibilità di presentare progettualità sociali con la nostra collaborazione.


A chi sono rivolti i Training?

Ad Operatori Sociali, Assistenti Educativi Culturali, Volontari, Animatori, Educatori Giovanili, Tutor, assistenti sociali, a tutti coloro che lavorano con la disabilità , a studenti e giovani che desiderano acquisire esperienze nel no-profit. A coloro che sono interessanti ad acquisire strumenti educativi di apprendimento non formale e il learning by doing. Coloro che vogliono sperimentare strumenti innovativi di aiuto ai giovani con necessità speciali. Ma soprattutto a quanti sono interessati ad acquisire competenze trasversali per relazionarsi con efficacia nei rapporti interpersonali. Per coloro che non temono il cambiamento. Per le persone che vogliono mettersi in gioco e scoprire la profondità dell'altro senza il timore di incontrare se stessi.

Iscriviti ORA ai Training


hai poco tempo e ci sono pochi posti!


Richiemi il programma completo!

Chiamami per avere notizie più dettagliate sono a tua completa disposizione


06-66 04 88 86

06- 66 04 88 74

La storia di Cappuccetto Rosso raccontata dal Lupo

Le storie hanno sempre almeno due punti di vista... questo è uno poco conosciuto, infatti non si da mai lo giusto spazio alle ragioni del Lupo ... Vi invito ad ascoltare attentamente la sua versione.

"La foresta era la mia casa.
Ci vivevo e ne avevo cura. Cercavo di tenerla linda e pulita. Quando un giorno di sole, mentre stavo ripulendo della spazzatura che un camper aveva lasciato dietro di sé, udii dei passi. Con un salto mi nascosi dietro un albero e vidi una ragazzina piuttosto insignificante che scendeva lungo il sentiero portando un cestino. Sospettai subito di lei perché vestiva in modo buffo, tutta in rosso, con la testa celata come se non volesse farsi riconoscere.
Naturalmente mi fermai per controllare chi fosse. Le chiesi chi era, dove stava andando e cose del genere. Mi raccontò che stava andando a casa di sua nonna a portarle il pranzo. Mi sembrò una persona fondamentalmente onesta, ma si trovava nella mia foresta e certamente appariva sospetta con quello strano cappellino. Così mi decisi di insegnarle semplicemente quanto era pericoloso attraversare la foresta senza farsi annunciare e vestita in modo così buffo. La lasciai andare per la sua strada, ma corsi avanti alla casa di sua nonna. Quando vidi quella simpatica vecchietta, le spiegai il mio problema e lei acconsentì che sua nipote aveva immediatamente bisogno di una lezione. Fu d’accordo di stare fuori dalla casa fino a che non l’avessi chiamata, di fatto si nascose sotto il letto. Quando arrivò la ragazza, la invitai nella camera da letto mentre io mi ero coricato vestito come sua nonna. La ragazza tutta bianca e rossa, entrò e disse qualcosa di poco simpatico sulle mie grosse orecchie. Ero già stato insultato prima di allora, così feci del mio meglio suggerendole che le mie grosse orecchie mi avrebbero permesso di udire meglio.
Ora, quello che volevo dire era che mi piaceva e volevo prestare molta attenzione a ciò che stava dicendo, ma lei fece un altro commento sui miei occhi sporgenti. Adesso puoi immaginare quello che cominciai a provare per questa ragazza che mostrava un aspetto carino ma che era evidentemente una bella antipatica. E ancora, visto che per me è ormai un atteggiamento acquisito porgere l’altra guancia, le dissi che i miei grossi occhi mi servivano per vederla meglio. L’insulto successivo mi ferì veramente. Ho infatti questo problema dei denti grossi. E quella ragazzina fece un commento insultante riferito a loro. Lo so che avrei dovuto controllarmi, ma saltai giù dal letto e ringhiai che i miei denti mi sarebbero serviti per mangiarla meglio. Adesso, diciamo la verità, nessun lupo mangerebbe mai una ragazzina, tutti lo sanno; ma quella pazza di una ragazzina incominciò a correre per casa urlando, con me che la inseguivo per cercare di calmarla. Mi ero tolto i vestiti della nonna, ma è stato peggio. Improvvisamente la porta si aprì di schianto ed ecco un grosso guardiacaccia con un’ascia. Lo guardai e fu chiaro che ero nei pasticci. C’era una finestra aperta dietro di me e scappai fuori. Mi piacerebbe dire che è la fine di tutta la faccenda, ma quella nonna non raccontò mai la mia versione della storia. Dopo poco incominciò a circolare la voce che io ero un tipo cattivo e antipatico e tutti incominciarono a evitarmi.
Non so più niente della ragazzina con quel buffo cappuccio rosso, ma dopo quel fatto non ho più vissuto felicemente."

Lief Fearn

Diventa Mentor con il UILDM Mentoring Training

Fai la differenza!
Essere Mentor significa fare la differenza nel processo di autonomia dei giovani necessità speciali. Li preparerai e li accompagnerai in un vero e proprio viaggio di scoperta delle potenzialità. Li aiuterai a mettersi in gioco e a esplorare nuove possibilità.
Il Mentoring Training è un corso di Formazione che mira a formare Mentors che potranno essere inseriti nel lavoro del network europeo “To Get There” della Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare ONLUS.
Il Corso mira a formare Mentors che sapranno:
• Impostare una relazione di fiducia
• Creare un ambiente che facilità l’apprendimento
• Ascoltare attivamente
• Favorire l’apprendimento attraverso l’esperienza
• Conoscere il funzionamento dei Programma Europeo Youth in Action
• Come costruire un progetto di Servizio Volontario Europeo
• Elementi di Project Cycle Managment
• Gestire di un colloquio di consulenza e orientamento
• Facilitare l’apprendimento in ambiente Interculturale
• Gestire dinamiche di gruppo
• Progettare un Campo di lavoro per Volontari Europei con necessità speciali in Italia

I Mentors UILDM sono giovani volontari che aiutano e sostengono la crescita e lo sviluppo delle competenze dei giovani con disabilità e in generale di giovani con bisogni speciali, durante le attività in ambito Europeo di apprendimento non formale.

Concretamente lavorano nel:

  • Orientamento dei giovani con disabilità nei progetti di Volontariato dell’Unione Europea
  • Accompagno nelle Visite Preliminari in Europa dei giovani con disabilità
  • Accoglienza dei giovani con necessità speciali
  • Sostegno attivo di progetti Uildm in ambito Europeo

In più …

  • Avanno accesso alla formazione continua dei Programmi della Commissione Europea riservata agli operatori e volontari delle organizzazioni che lavorano con il programma Youth in Action
  • Avranno la possibilità di presentare progettualità sociali con la nostra collaborazione



Metodologia e Tempi:
La metodologia utilizzata negli incontri di formazione è propria dei gruppi d’animazione sociale, dei training formativi. Predilige l’utilizzo del materiale esperenziale di ciascuno privilegiando l’aspetto relazionale piuttosto che quello cognitivo. I percorsi pensati, comprendono momenti elaborativi realizzati attraverso l’uso di strumenti quali tecniche narrative, di drammatizzazione, audiovisive, simulazione e giochi di cooperazione.



Durata: 20 ore di formazione strutturate in 8 incontri con cadenza settimanale
Il Corso si svolgerà i Giovedì dalle 18.00 alle 20.30 - indicativamente nei seguenti giorni:

11 Febbraio - 4 Marzo - 11 Marzo - 18 Marzo -1 Aprile -8 Aprile - 15 Aprile - 22 Aprile

Contributo spese minimo : 60 € al momento dell’iscrizione

Destinatari: Youth Leader, Operatori sociali, Volontari, ex-volontari in Servizio Civile o EVS che desiderano acquisire esperienze nel no-profit. Quanti siano interessati ad acquisire competenze relazionali in ambito interculturale e desiderano fare esperienze di protagonismo attivo in progettualità di cooperazione e volontariato all’estero in ambito EU, nel programma Gioventù in Azione. Coloro che sono interessanti a acquisire strumenti educativi di apprendimento non formale e il learning by doing. Coloro che vogliono sperimentare strumenti innovativi di aiuto di giovani con necessità speciali.


Il Corso è riservato a massimo 18 partecipati
Iscrizioni entro il 5 febbraio 2010 .

Info: presso UILDM Sez. Laziale Onlus
Via P. Santacroce 5
00167 Roma
info@maxguitarrini.com
mida@uildmlazio.com



SCHEDA DI ISCRIZIONE

Un Natale di Pace per Tutti !

Una splendida Storia di Natale che scalda il cuore... codice fiscale

Il racconto è incentrato sui rapporti tra un tabaccaio di Brooklyn, Auggie Wren, e uno scrittore, Paul, che deve redigere un racconto di Natale su richiesta del New York Times.
In crisi di ispirazione, Paul si ritrova a confidare le sue perplessità ad Auggie che si offre di raccontargli la migliore novella di Natale che Paul abbia mai ascoltato. Così, seduti all’interno di una tavola calda nel cuore della vecchia Brooklyn, il tabaccaio racconta allo scrittore come si è procurato la macchina fotografica che ha fatto nascere la sua passione per la fotografia.
La storia risale a dodici anni prima e si svolge a Brooklyn.
Dopo aver subito un furto da parte di un ragazzino, Auggie, nel vano tentativo di rincorrerlo, trova il portafoglio del ladruncolo,completo di indirizzo e di foto. Per compassione, decide di non denunciarlo e –la mattina di Natale- pensa di riportarlo al legittimo proprietario.
Si reca quindi a casa del ragazzo, in un quartiere piuttosto malfamato e popolare di Brooklyn, e gli apre la porta un’anziana signora, cieca, che - volutamente - scambia Auggie per il nipote, passato a trovarla per il giorno di Natale. Il tabaccaio si presta al gioco e la strana coppia finisce per passare insieme tutta la giornata di festa.

Una volta finito di cenare, l'anziana donna si addormenta e Auggie ne approfitta per andare in bagno dove trova sei o sette macchine fotografiche; pensando fossero il bottino di una rapina recente, Auggie ne prende una, pur non avendo mai rubato nulla e pur non avendo mai fatto una foto in vita sua. Non volendo svegliare la donna, Auggie lascia il portafoglio su un tavolo e va via.
A questo punto lo scrittore, affascinato dal racconto, chiede al tabaccaio se è mai più andato a trovarla e Auggie risponde che qualche mese dopo, sentendosi in colpa per il furto, era tornato per restituirle la macchina, ma l’anziana signora non abitava più là e al suo posto c’era un nuovo inquilino.
Paul allora riflette sul fatto che probabilmente la signora era morta e che quindi Auggie aveva passato con lei il suo ultimo Natale, facendo così una buona azione. Il tabaccaio non è convinto di aver fatto una buona azione, ma allo stesso tempo è contento perché finalmente Paul ha la sua storia.
Il racconto si chiude con Paul che si chiede se la storia raccontata da Auggie sia vera.


Indicazioni Stradali Sparse per la Terra

Le crude parole di Nedžad Maksumić, la voce asciutta di Giovanni Lindo Ferretti, la musica dei Csi. Un invito a leggere e ad ascoltare attentamente. Sono suggerimenti per la sopravvivenza in situazioni estreme... Parole di chi scappa da terribili sofferenza, da terre dove c'è barbarie e solitudine e tutto è instabile... dove comunque attraverso una lucida e impressionante razionalità si tenta di non perdere la propria umanità.

"Era un anno fertile per il grano come mai in passato, era tutto in abbondanza…Quelli che erano malati cronici e che tanto desideravano la morte, consegnarono finalmente con un sorriso l'anima a DIO.
Nei giorni dei grandi temporali il cielo era rosso. La pioggia portava con se la polvere dei deserti d'oltre mare. I vecchi dissero: ci sarà la guerra! Nessuno prestò credito alle loro parole. E nessuno fece nulla. Giacché, cosa si poteva fare contro la profezia! Solo cantammo per intere giornate, fino a restare senza voce, per poter consumare tutte le vecchie canzoni, perché non ne restasse nessuna che venisse sporcata dal tempo.

  1. Quando intravedono il primo cadavere per strada, le persone voltano la testa, vomitano e perdono i sensi. Senti il tremore per primo nelle ginocchia, poi ti manca l'aria, ti gira la testa. Sono di aiuto in questi casi l'acqua fredda, leggeri schiaffi. Se lo svenuto non rinviene, sdraialo sulla schiena e sollevagli le gambe in aria. Se il cadavere di quel giorno era un suo parente o comunque un vicino, non permettergli di avvicinarsi e di guardarlo. Le ferite causate dalle granate sono in genere causa di un nuovo svenimento. E non si ha tanto tempo a disposizione. E raccomandabile piangere, fa bene al cuore. Ma neppure per questo c'è tanto tempo a disposizione.
  2. Se la città è in stato di assedio, occorre mandare i più coraggiosi a tentare di portare I sacchi di plastica opachi per i cadaveri. Se questi non tornano, bisogna avvolgere I morti in lenzuoli bianchi. Non è raccomandabile seppellirli senza. Ciò fa diffondere il panico e la paura della morte diventa facilmente la paura di finire sepolti allo stesso modo.
  3. La sepoltura si svolge di notte, per motivi di sicurezza. Perciò, prima della sepoltura, bisogna accertarsi per bene dell'identità del defunto. Nel caso di corpi dilaniati, bisogna stabilire con precisione i pezzi che appartengono a ciascun corpo. Se si verificano ugualmente degli errori, è meglio evitare di ammetterlo successivamente. Tanto per I morti è lo stesso. Se vicino alla persone che è stata sepolta, sul posto dell'uccisione, si trovano altre parti di corpo, e si è però già provveduto alla sepoltura, non bisogna gettare I resti nella spazzatura, poiché li in genere si radunano i cani affamati. La cosa migliore, se si ha tempo e voglia, è di raccogliere in un sacchetto tutto quel che è rimasto e di seppellirlo in superficie vicino alla tomba. Bisogna stare attenti che non se ne accorgano i familiari, perché loro concepiscono il cadavere come un tutt'uno e tale frammentazione rappresenterebbe per loro una ulteriore doloroso frustrazione.
  4. In guerra nessuno è matto. O almeno ciò non si può asserire nei confronti di nessuno. Molti di quelli che erano matti prima della guerra, in guerra si mettono in mostra molto bene. Come combattenti coraggiosi, convinti delle idee dei loro capi.
  5. In guerra nessuno è intelligente. Non devi credere alla verità di nessuno. Le lunghe disquisizioni sull'insensatezza della guerra del professore di una volta, in un batter d'occhio si trasformano in un selvaggio grido di guerra, appena egli viene a conoscenza del fatto che il suo bambino gli è morto per strada.
  6. Non ricordarti di nulla. Prova a dormire senza sonno. Devi ornarti di amuleti e abbi fede nel fatto che ti aiuteranno. Abbi fede in qualsiasi segno. Ascolta attentamente il tuo ventre. Agisci secondo le tue sensazioni. Se pensi che non bisogna camminare per quella strada, allora vai per un'altra.
  7. Non avere paura di niente. La paura genera nuova paura. Ti blocca. Devi credere fermamente di essere stato prescelto a restare vivo.
  8. Non lasciare lavori compiuti a metà. Salda I debiti. Devi essere pulito. Non fare nuove amicizie. Già con quelle vecchie avrai abbastanza preoccupazioni.
  9. Proteggi i ricordi, le fotografie, le prove scritte del fatto che sei esistito. Se brucia tutto, se perdi tutto, se ti prendono tutto…dovrai dimostrare anche a te stesso che una volta eri. Ammassa tutto nei sacchi di plastica, seppellisci nella terra, mura nelle pareti, nascondi, e solo ai tuoi più cari svela la mappa per raggiungere il tesoro.
  10. Non ti legare alle cose, alla terra, ai muri, alle case, ai gioielli, alle automobili, agli oggetti d'arte, alle biblioteche…Trasforma in denaro tutto ciò che ha ancora un prezzo. E tuttavia, non legarti in alcun modo al denaro. Appena puoi, scambialo con la tua libertà.
  11. Adoperati per il bene delle persone. Sempre. Il più delle volte non lo meritano, ma tu fallo ugualmente. Non aspettarti alcuna riconoscenza. Non chiedere per chi fai il bene. Non legarti alle tue azioni.
  12. Non dire ciò che pensi. Non essere cosi stupido a tal punto. Perché appena pensi non appartieni più a loro. Non tacere, perché non possano pensare che pensi qualcosa. Parla, cosi, giusto per parlare.
  13. Se ti imbatti nel pericolo, non essere coraggioso, anche spinto dalla disperazione. Tenta di sopravvivere. Fai tutto quanto è nelle tue possibilità. Soltanto devi stare attento a non mettere altri in pericolo con I tuoi tentativi. Finché non sei morto sei vivo. Sembra comprensibile. Non togliertelo mai dalla testa. Se devi sacrificarti, fallo per le persone cui vuoi bene, non farlo mai, in nessun modo, per delle idee. Il tuo sacrificio verrà giudicato dagli altri sempre in maniera scorretta, a seconda della loro coscienza e della loro prospettiva. Le idee passeranno, si rovineranno, diventeranno comiche. Se resti vivo, vedrai quanto sarà difficile continuare a credere in loro.
  14. Non supplicare per nessun motivo. Non supplicare nessuno. Neanche se c'è di mezzo la vita. È una questione di buon gusto. Pensa solo cosa vuol dire vivere sullo stesso pianeta con una persona che ti ha risparmiato la vita.
  15. Non devi metterti a capo di nessuno. Per nessuna ragione. Quando ti volti a cercare aiuto, dietro a te non ci sarà nessuno. Non fare affidamento su nessuno, ma non sottrarti al fatto che quelli che ami fanno affidamento su di te. Questo è salutare anche per te. Devi sapere: perché? Gli obiettivi non devono essere grandi, in nessuno modo di carattere generale. Conoscevo una persona che per tutto il tempo ha desiderato di bere una birra. E vero: non ci è riuscito, ma era splendido vivere desiderandolo.
  16. Non devi stupirti di nulla. Di ogni possibile prodigio. Non devi farti deprimere da nessuna cosa. Anche prima erano tutti fatti cosi, solo che le condizioni erano diverse da quelle di adesso. Questa è la prima occasione per mettersi alla prova. Cosi tanti sono delusi da se stessi che in confronto la tua delusione è un nonnulla. Se qualcuno ti tradisce una volta, non lasciargli la possibilità di farlo un'altra volta.
  17. Cerca di essere sempre prudente. Se hai bisogno di una buca in cui riparati, scavatela da solo. Se qualcun altro lo fa per te, la buca potrebbe rivelarsi troppo piccola.
  18. Non hai il diritto di adirarti con nessuno. E tuttavia, non devi dimenticare nulla. Quando tutto è finito, decidi di cosa non vuoi più ricordare. Se tutto è passato. Non dimenticare gli esami che alcuni non hanno superato.
  19. E però, non fondarti su questo. Non aspettare l'occasione per poterti rivalere. La vendetta ti deve essere estranea. Una questione che appartiene ad altri. Se sopravvivi, vivi per te e per quelli che sono sopravvissuti insieme a te.
  20. E ancora, non credere mai di essere il Signore della Verità. Nessuno lo è. A te è sembrata in questo modo. A un altro è sembrata diversamente. Mantieni per te il pezzetto della tua verità. Servirà soltanto a te. Rinuncia al diritto di scrivere la storia dell'assedio. Non contrapporti ai nomi di quei morti che sono stati scelti come eroi. Non sperare di riuscire a mettere a posto qualcosa, neanche una ingiustizia rimane in sospeso. In quel momento, quando hai intravisto il primo cadavere sulla strada, la storia del dopoguerra era già stata scritta. Poi ci metteranno solo i nomi delle persone, delle città, delle montagne, i baluardi che si sono gloriosamente difesi e i baluardi che sono gloriosamente caduti. Non c'è posto qui per la verità.

    Ora che sai tutto questo, prova a proteggere te stesso e forse a salvarti la testa. Se non ti riesce, almeno non ti annoierai."

    Nedzad Maksumic Poeta bosniaco e regista del Lik Teatar
    Traduzione a cura di Igor Pellicciari

Storia di una Stella: fare la differenza

C’era una volta un uomo saggio che quando doveva scrivere andava a cercare ispirazione su una spiaggia, di fronte all’oceano.
Un giorno mentre, si avvicinava al suo solito posto, vide in lontananza qualcuno che si muoveva come se stesse ballando. L’uomo non riuscì a trattenere un sorriso pensando a qualcuno che danzava sulla spiaggia, magari per celebrare un giornata tanto bella, e si affrettò per raggiungere il ballerino. Avvicinandosi si accorse che si trattava di un giovane e che quello che sembrava una danza era in realtà qualcosa di completamente diverso. Il giovane si chinava sulla spiaggia, raccoglieva piccoli oggetti che poi lanciava nell’oceano. Si avvicinò ancora e gridò: "Buon giorno! Posso chiederti che cosa stai facendo?" Il giovane si fermò un attimo, lo guardò e rispose:
"Sto lanciando stelle marine nell’oceano".
"A questo punto" disse il saggio "non posso fare a meno di chiederti perché lo fai…" Il giovane rispose: "Il sole è alto e la marea sta ritirandosi. Se non le ributto in acqua moriranno." Sentita la risposta del giovane il saggio sorrise ancora e commentò: "Amico mio, non ti rendi conto che ci sono chilometri di spiaggia e non si vedono che stelle marine? Che differenza vuoi che faccia il ributtarne in mare qualcuna?"
A quel punto il giovane si chinò un’altra volta, raccolse un’altra stella marina e la buttò nell’oceano. Appena vide la stella toccare l’acqua disse: "per questa di sicuro ha fatto la differenza!"

"Il Lanciatore di Stelle marine" di Loren Eiseley 1907 - 1977

Mi sono perso dentro un albero

Mi sono perso dentro un albero.
L'ho abbracciato e sono penetrato in lui.
Di linfa mi sono imbevuto cosicchè il sole mi ha innalzato.
Leggero come le fronde e profondo come radici, accoglievo il vento del sud.
Ah! Quel vento del sud così mite e selvaggo,
soffiando mi porta storie senza patria.
Soffia il canto di Salamowit, bambina africana dalle scarpe rotte.
Soffia la brezza di Cristina, donna senza lavoro e madre.
Soffiano le inquietudini di braccia ormai consumante da martellanti umiliazioni.
Soffiano le fraganze sbocciate degli amanti.
Soffia l'amore alato, quello che ti lascia volare.
Soffiano anche le mie aridità, spesso così seducenti.
Da qui di tutto mi nutro e apro le braccia all'essenziale.
Max '96

Iniziativa Terra e Libertà

Pubblico con piacere una pregevole iniziativa che stiamo promuovendo con l'Associazione di Volontariato Terra e Libertà di Bracciano (RM). Un'occasione per riempire di contenuti le Feste Natalizie ...

Associzione Terra e Libertà







RIGIOCHIAMOCELI !

Tombola dell’usato







Sabato 29 Dicembre
Via Negretti 38
Bracciano

Tua nonna ti ha di nuovo regalato le pantofole?
Non sai più dove mettere i set da bagno? Hai già pagato un mese alle Maldive ma non puoi andare? Hai più penne del Segretario dell’ONU?
Rigiocali e riciclali da noi.

Quest’anno riciclare un regalo diventa un gioco……….una tombola !!! Vieni Sabato 29 Dicembre in Via Negretti 38 accanto al Cinema Virgilio, per unirti a noi e giocare all’insegna del riutilizzo e del risparmio.Un’occasione per incontrarsi e divertirsi in modo semplice ma utile.

Programma

h. 18,00 Estrazione
h. 20,00 Cena a Sottoscrizione + Giochi
h. 21.30 Proiezione Parte di :A Force More Powerful: Nashville: Eravamo Guerrieri”

I Fondi raccolti durante la Cena a sottoscrizione sosterranno le attività 2008 l’associazione.

Vi Aspettiamo

Liste di leva: il manifesto che fa rumore, ma non richiama nessuno

In questi giorni sui social di Bracciano - ma anche in altri Comuni d’Italia - gira il manifesto comunale sulla “ Formazione della lista di ...