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Discriminazione, razzismo, femminicidio, omofobia: basta chiamarli “episodi”!

La cronaca ci regala quotidianamente il racconto di episodi di razzismo, discriminazione, violenze nei confronti di persone con disabilità, donne, stranieri, anziani, etc.

Forse dovremmo smetterla di chiamarli “episodi” visto la frequenza e l’intensità con cui accadono. La violenza con cui veniamo in contatto quotidianamente è strutturale: è dentro le nostre relazioni sociali escludenti, il nostro modo iper-competitivo di organizzare le relazioni sul lavoro, è nelle scuola quando è incapace di educare e ratifica le disuguaglianze

 


sociali e culturali, è all’interno del mondo della comunicazione che si avvale di stereotipi e alimenta i pregiudizi. La violenza è dentro quella politica senza scrupoli quando brandisce slogan carichi di odio  indicando sempre nuovi capri espiatori, così come è strutturale nell’economia che affama, esclude e concentra la ricchezza nelle mani di pochi. La violenza è anche dentro noi stessi quando sopprimiamo la nostra umanità e perdiamo la capacità di empatizzare con gli altri e con noi stessi.

Eppure i recenti studi in ambito delle neuroscienze sui neuroni specchio hanno dimostrato che abbiamo una naturale capacità di provare empatia quando siamo in relazione con qualcun altro. Come tutte le funzioni del nostro corpo, però, se non le utilizziamo, se non le alleniamo si atrofizzano; ciò vale per i muscoli, per gli organi ma anche per le capacità relazionali.

La metodologia della Biblioteca Vivente vuole far leva proprio su questa innata capacità umana che è quella di com-prendere attraverso la relazione e l’ascolto di storie di libri umani.

Il lettore ha la possibilità di scegliere un “libro umano” tra un “catalogo” molto eterogeneo.

I libri, in realtà, sono persone che volontariamente hanno scelto di mettere a disposizione la loro storia personale con la volontà di sfidare pregiudizi e stereotipi di cui spesso sono vittime. Il “prestito” del libro umano è per 30 minuti, giusto il tempo per una breve lettura ma al contempo utile per ascoltare, domandare, entrare in relazione e magari rompere qualche banale luogo comune.

Il “catalogo” di libri viventi a disposizione è composto di trame di vita vera molto diverse tra loro,  che raccontano di cambiamenti, viaggi, scoperte, entusiasmi, felicità, sofferenze e speranze; tutte però hanno in comune un fortissimo desiderio di riscatto.

Non raccontano storie “fenomenali” ma uniche, così come è unica la storia di ogni essere umano. E’ solo recuperando questa capacità di ri-conoscere l’altro da sé con la sua unicità, la sua umanità che saremo in grado di far emergere la nostra.

Lettera aperta alle Associazioni della Festa del Volontariato di Bracciano

Carissime Volontarie e Carissimi Volontari,
mi permetto di scrivervi in occasione di questo evento importante per il nostro territorio e perché sento una particolare vicinanza con la vostra esperienza. Con alcuni di voi tempo fa, con altri anni fa, abbiamo fatto un pezzo di strada insieme, condiviso entusiasmi, passioni e difficoltà, sicuramente attraverso questa magnifica esperienza di mettersi al servizio della comunità sono cresciuto e immagino che siamo cresciuti tutti. Proprio perché provengo da questa storia, entrata talmente in profondità nella mia vita che è diventata poi il mio lavoro principale, che sento l’esigenza di condividere con voi alcune riflessioni riguardo il ruolo del volontariato e in particolare il ruolo del volontariato nel nostro territorio. 
L’Italia è un paese strano, pieno di ricchezze e peculiarità. 
Sappiamo di certo che questo nostro mondo, quello del no profit e del volontariato italiano, è composto circa 400.000 organizzazioni: tra associazioni, cooperative, fondazioni, gruppi.  Sono  4 milioni e 700mila l’esercito disarmato di volontarie e volontari, persone che dedicano gratuitamente tempo, energie e risorse personali a servizio di una causa e della comunità.Gli ambiti sono tra i più variegati: cultura, sport, solidarietà internazionale, tutela dell’ambiente, diritti civile e sociali, educazione, inclusione sociale e pace…  Insomma con queste cifre, tra le più importanti d’Europa, dovremmo essere un Paese con un senso civico altissimo, capace di fare comunità, che riesce a valorizzare il patrimonio ambientale e culturale dei propri territori, che promuove partecipazione e tutela i Beni Comuni, un Paese giusto, aperto alle diversità e al mondo promuovendo pace e solidarietà tra i popoli. Invece in Europa siamo quelli con il più alto tasso di evasione fiscale, abbiamo tra le percentuali più alte di corruzione e cementificazione del territorio, abbiamo la forbice delle diseguaglianze ogni anno più ampia, e se non bastasse siamo i primi esportatori al mondo di armi leggere nelle zone di guerra del medio-oriente e del Nord Africa. “Un modo tutto nostro di aiutarli a casa loro” per promuovere pace e solidarietà tra i popoli. 
Sullo sfondo si affaccia in maniera prepotente un populismo che con il pretesto della sacrosanta lotta per la legalità e contro i privilegi ha “sdoganato” linguaggi e comportamenti superficiali e razzisti, che non tengono conto della complessità delle cause e soprattutto delle responsabilità. Si fomenta l’odio “tra le sfortune”: Nord contro Sud, veri Italiani contro gli stranieri, persone con disabilità contro gli anziani, giovani contro adulti.


Anche sul nostro territorio le contraddizioni non sono meno forti.
Molti, in questi giorni, plaudiranno il vostro operato, perché chi può essere contro la solidarietà e il volontariato? Chi non si commuove davanti a un bambino che chiede aiuto, chi non è per l’ambiente? Chi non vuole l’inclusione sociale di tutte quelle categorie a rischio di emarginazione?
Il pericolo che corriamo è quello di essere al fianco di coloro che hanno bisogno solo quando questi ci ispirano tenerezza e simpatia:  finché stanno remissivi, buoni e rassegnati ad esprimere gratitudine nei confronti di chi li aiuta a sopravvivere. Ma non appena si organizzano affinché sia restituita loro giustizia e nel momento in cui protestano e pretendono il riconoscimento dei loro diritti, che altri vorrebbero elargire come elemosina, non sono più così tanto amati e nell'opinione dei filantropi e di molti benefattori si trasformano in persone scomode, pericolose violente, criminali. Allora l’azione volontaria perde quella potenzialità rivoluzionaria che è quella che si gioca nell’incontro, nel riconoscimento di dignità e unicità, nel riparare un torto e nel restituire giustizia. Si svilisce in un atto di compiacimento che di nuovo stabilisce una relazione gerarchica, marca una differenza tra chi da e chi riceve, definisce le posizioni sociali, mantenendo di fatto lo stato delle cose. Diventa un aiuto selettivo a chi è rimasto indietro nel gioco ad eliminazione della competizione liberista, ma questo intervento

benché fatto in buona fede, non cambia le regole di questo gioco spietato.
A Bracciano abbiamo una ricchezza sociale fatta da decine di associazioni, centinaia di cittadini e cittadine che s’impegnano a servizio di una causa, gruppi culturali, ambientali, associazioni educative, gruppi spontanei che ripuliscono le strade e i giardini. E’ un patrimonio di energie incredibili! ma quando depredano i Beni Comuni (l’acqua a Bracciano da pubblica passerà ad ACEA SpA!), cementificano, chiudono gli spazi di democrazia e partecipazione, progettano apertamente di fare affari a Bracciano con i rifiuti di Roma e del Lazio, spesso questa risorsa sembra essere assente.  E’ come se mancasse un legame tra la ricchezza preziosa nel lavorare gratuitamente per qualcosa, giocandosi in prima persona la relazione e una visione di comunità più ampia; una connessione con quello che semplicemente possiamo chiamare la dimensione politica, intesa in senso aristotelico come amministrazione della città.
Sono cresciuto con l’idea che fare volontariato e occuparsi del sociale significa fare politica e credo fortemente che è vero anche il contrario. C’è bisogno di persone che credono che occuparsi politica è come fare volontariato. Altrimenti, come avviene di solito, questo spazio è occupato da altri che magari hanno interessi poco trasparenti, persone senza scrupoli che farebbero di tutto per avere un piccolo potere, bravi imbonitori spesso legati ai poteri forti.  
Don Lorenzo Milani, mio costante punto di rifermento in diverse stagione della mia vita,  affermava che “conoscere i ragazzi dei poveri e amare la politica è tutt’uno. Non si può amare creature segnate da leggi ingiuste e non volere leggi migliori.”
Conosco bene quante energie costa il vostro impegno e quanto questo è dentro le sofferenze di questo tempo. Al contempo, non credo sia più possibile oggi essere fuori dall’agenda politica del territoriodella nostra città. Sono consapevole che è un’agenda scomoda, fatta di conflitti, scelte difficili, posizioni da prendere, battaglie da combattere, ma che è assolutamente necessario che questa agenda contribuiate anche voi a scriverla, con quella stessa mano capace di riconoscere dignità, restituire giustizia, esprimere sincera solidarietà.
Nella speranza di aver dato un piccolo contributo al dibattito di questi giorni, vi abbraccio augurandovi 
Buon lavoro e Buona Festa!


Massimo Guitarrini
Bracciano Bene Comune 
Bracciano, 10 Settembre 2015

Presidio Fermiamo Cupinoro

Bracciano 25 Agosto Presidio Fermiamo Cupinoro !
Dopo 21 giorni di sciopero della fame di Paolo SImonini, io sono uno dei tanti che continuerà a presidiare Cupinoro facendo una staffetta a ridosso della Discarica, per fermare la SCELLERATA gestione delle BraccianoAmbiente e per dire NO al polo Regionale dei Rifiuti a Bracciano. Ho scelto di non parlare perché davanti alla morte e devastazione di un territorio, occorre stare in SILENZIO, fermari e riflettere. In SILENZIO per GRIDARE e dare voce alla Generazioni Future che dovranno comunque avere a che fare con questo scempio!

La Benefattrice, il Militante e il Volontario

A Luciana la nostra militante-volontaria...
La Benefattrice
La governate era stata avvertita. Anche oggi alle 5,00 del pomeriggio, come ogni terzo giovedì del mese, la Signora Contessa avrebbe organizzato un piccolo ricevimento con le amiche del suo circolo.
Sarebbe venuta la simpatica Signora Dafne Bassagirino, moglie del famoso costruttore che aveva realizzato immensi centri commerciali e quartieri dormitori in città. Non sarebbero mancate la Vivatti, sorella del noto petroliere e la Signorina Quercioni, figlia del magnate dei rifiuti, colui che gestiva 5 megadiscariche. Recentemente aveva anche avuto dalla Regione l’autorizzazione di costruire un incenerit... Pardon, un eco-iper-mega-tecnologico Termovalorizzatore, che aveva fatto balzare le azioni della sua società del 17%... Incredibile in tempo di crisi.
Arrivò per prima la moglie del Sindaco, successivamente la nipote di un famoso civilista, di seguito a distanza di una quindicina di minuti arrivarono quasi tutte. Ognuna entrava nella dimora, salutava le altre con un sorriso e un bacio appena accennato come se fossero figure di una danza d’altri tempi. La Signora Contessa con un garbato cenno del capo diede ordine alla domestica che poteva iniziare a servire il tè. Erano sedute tutte intorno ad un tavolino all’angolo di un luminoso soggiorno. Quel sobrio bisbiglio tra signore della buona società terminò appena la padrona di casa iniziò parlare. Tutte ascoltavano sorseggiando quel té di una miscela di foglie speciali del Madagascar ordinato personalmente dalla Contessa.
“Carissime, anche quest’anno occorre decidere quale progetto vogliamo sostenere. Mi sono arrivate diverse proposte”. La Contessa prese un foglio, pose i suoi occhiali al volto e iniziò a leggere: “Progetto BeneficienzAmica: 1000 coperte e 2000 pasti per i Senza Tetto della nostra città. Progetto Punto Ascolto: sportello per le famiglie dei malati terminali di cancro. Progetto Mamma a Distanza: per l’aiuto di 45 bambini in Africa. Progetto Istituto Amico: per la realizzazione di un istituto di accoglienza per disabili! Ecco, mie care, sono tutti progetti utili, ma dobbiamo scegliere quale di questi sostenere e quale secondo noi merita di più la nostra attenzione”...

Il Militante
Il giovane Mellotti provava ad arrivare per primo alle riunioni del comitato. Ma non ci riusciva mai. Lo batteva sul tempo la Signora Lorena. Era lei che si occupava delle questioni organizzative e logistiche: l’affitto della sede, le pulizie, coordinare i turni del presidio davanti alla discarica. La sua militanza di una vita nel sindacato e in tanti collettivi e movimenti di donne, le conferiva quello sguardo di chi vede le azioni quotidiane degli uomini, con gli occhi saggi della storia. Aveva l’orgoglio di chi aveva vinto tante battaglie e la consapevolezza di chi era stata testimone di un cambiamento sociale enorme. Quando vedeva una donna protagonista nella società in politica oppure sul lavoro o le tante ragazze brillanti che marciavano per la loro dignità, accennava un lieve sorriso di soddisfazione: era come se volesse dire che era anche un po’ merito suo. Lei che aveva avuto solo figli maschi sentiva quelle giovani donne un po’ come se fossero figlie sue, del suo impegno, delle battaglie della sua generazione. Avrebbe potuto godersi la pensione, ma sentiva che c’era ancora qualcosa di prezioso da portare e alcune parole che doveva assolutamente dire...
Alla riunione partecipavano sempre più di una decina di persone. Il giovane Mellotti diede inizio alla riunione del comitato contro la discarica, illustrò il suo punto di vista, spiegò quello che per lui occorreva fare.
Tutti parlavano in maniera più o meno ordinata. Un ricercatore universitario parlò degli effetti sulla qualità dell’aria, un medico delle conseguenze sulla salute che l’inceneritore avrebbe comportato. Tutti dichiaravano che occorreva un grande movimento popolare per impedire la realizzazione del progetto e che era importante il contributo di tutti.
Si diedero appuntamento all’incontro successivo. Andati via tutti, il giovane Mellotti iniziò a pensare quale fosse il nome di quell’architetto che aveva tanto parlato di partecipazione: lo voleva contattare per condividere con lui un’idea. Si sforzava e cercava di ricordare quel nome, ma niente. Allora, come faceva sempre, si rivolse a Lorena: “Quello lì... Che fa l’architetto, che stava vicino a quello con il maglione arancione... Come si chiama?”. Lorena pensò che fosse incredibile che Mellotti non si ricordasse nessun nome dei partecipanti alla riunione... Con i suoi occhi saggi e quel lieve sorriso disse: “Antonio, si chiama Antonio...”.

Il Volontario
Tutti i lunedì e venerdì Luca e Peppe andavano alla Bottega. Peppe era un ragazzo in carrozzina e insieme a Luca facevano del volontariato alla Bottega del Mondo. Lì loro vendevano prodotti del commercio equo e solidale e organizzavano campagne di sensibilizzazione per promuovere stili di vita più sostenibili dal punto di vista sociale e ambientale. Luca e Peppe si conoscevano dalle elementari ed erano sempre stati amici. Era bellissimo vederli giocare a calcetto nel cortile sotto casa. Luca triangolava con Peppe, che dribblava con la carrozzina due o tre difensori, passaggio con ruotino anteriore e goooool!
Peppe aveva maturato l’idea di impegnarsi in Bottega dopo che aveva fatto un anno di Servizio Civile alla Uildm. Si occupava dello sportello informativo per la Vita Indipendente, ma solo durante gli incontri di formazione iniziale aveva capito cosa significava essere davvero cittadini attivi. Lui, ragazzo con disabilità che aveva sempre chiesto aiuto agli altri, poteva dare un contributo per cambiare la società. Perché non c’erano dubbi, la società andava cambiata! Infatti sia lui che Luca erano convinti che il mondo andasse cambiato: troppe ingiustizie, sofferenze, inquinamento, infelicità. Ogni angolo della loro città chiedeva loro il cambiamento. Peppe aveva convinto Luca che dovevano fare qualcosa. Così iniziarono il loro impegno di volontari in Bottega, due volte alla settimana. Non contenti, cominciarono ad operare anche qualche cambiamento sul loro stile di vita. Provarono a sostituire i prodotti coloniali tè e caffè con quelli che garantivano più rispetto del lavoro dei produttori. Iniziarono anche ad avere un’attenzione maggiore rispetto ai consumi in generale, valorizzando i prodotti agricoli locali con basso impatto ambientale, diminuendo l’uso dell’auto e utilizzando addirittura carburanti alternativi. Insomma. erano attivi nel ridurre tutto quello che era superfluo. Da un po’ di tempo Luca partecipava al comitato locale contro l’inceneritore, mentre Peppe si impegnava nel movimento per l’acqua pubblica.
Un rituale li accompagnava la sera mentre tornavano a casa dopo il lavoro in Bottega: Luca tirava con il piede il sasso a Peppe che dribblava due o tre cassonetti, passaggio con il ruotino anteriore e gooool!

Tutto uguale a 2000 anni fa...

E' passata questa Pasqua nel nostro piccolo paese, Bracciano. 
Sembra essere tutto uguale a prima. Forse è tutto uguale a 2000 anni fa. 
I Farisei, tutta apparenza e poca sostanza, le passerelle dei politicanti sempre in prima linea rappresentano come allora il potere ipocrita e affaristico imposto dai sacerdoti del Sinedrio in combutta con i Mercanti nel Tempio: coloro che usano la religione per i propri piccoli e meschini interessi. 
Il Tempio oggi è ciò che dovremmo ritenere sacro, quello che ci rende umani e ci fa stare in comunione con gli altri tutto ciò che ci rende comunità: la Democrazia, i Beni comuni, la Costituzione oggi rappresentano i nostri templi laici; ma anche la nostra Terra è il nostro Tempio del mondo. E qui i  mercanti non sono sempre facili da identificare: sono coloro che manipolano e usano il tempio non per rendere lode a Dio, non per mettersi al servizio dei fratelli e delle sorelle ma per fare gli interessi dei poteri forti della finanza, delle banche, delle mafie usando in modo distorto la democrazia, sfruttando per interessi occulti i Beni comuni e compromettendo irreparabilmente la vita sulla Terra. Sono il vero motivo per cui milioni di poveri cristi vengono ancora crocefissi e sono anche il motivo perché credo nel riscatto sociale delle resurrezione. 

Carote, uova, caffè

Una ragazza andò dalla madre per lamentarsi di come la vita fosse così
dura per lei. Non sapeva più come cavarsela e aveva tanta voglia di piantare tutto, era stanca di combattere con le vicende della vita. Sembrava che, appena un problema era risolto, un altro ne sorgesse a complicare le cose.

La madre la portò in cucina. Riempì tre tegamini di acqua e li depose sul gas a fuoco alto.
Presto l'acqua cominciò a bollire. Nel primo mise una carota, nel secondo un uovo, e nel terzo una manciata di chicchi di caffè macinati. Li lasciò bollire per un certo tempo senza dire niente.
Dopo circa venti minuti spense il fuoco. Tirò fuori la carota e la depose su un piattino, così fece anche con l'uovo, e versò il caffè, filtrandolo, in una tazza. Rivolgendosi poi alla figlia, le chiese: "Dimmi cosa vedi."

"Una carota, un uovo e del caffè", rispose la figlia. La madre le disse di avvicinarsi e di toccare la carota: lo fece e notò che era soffice. Poi la madre le disse di prendere in mano l'uovo e di romperlo: dopo averne tolto il guscio, notò l'uovo indurito dalla bollitura. Poi la madre disse alla figlia di sorseggiare il caffè. La ragazza cominciò a sorridere al contatto con il ricco aroma del liquido che beveva. Poi, chiese alla madre:

"Che cosa significa tutto questo?"

La madre le spiegò che ognuna delle tre cose aveva dovuto far fronte alla stessa avversità: l'acqua bollente. E ognuna di esse aveva reagito in modo diverso. La carota era entrata nell'acqua forte e dura.... ma dopo aver lottato con l'acqua bollente era diventata debole e priva di forza. L'uovo era entrato nell'acqua fragile. Il guscio sottile proteggeva il suo cuore tenero, ma dopo aver lottato con l'acqua bollente, sembrava sempre lo stesso ma in realtà si era indurito e il suo interno era amareggiato e inaridito.”

Il caffè macinato, invece, si era comportato in modo del tutto unico. Dopo essere stato gettato nell'acqua bollente, esso aveva agito sull'acqua e l'aveva trasformata! Il caffè aveva cambiato l’elemento che gli causava dolore, infatti nel punto di ebollizione aveva raggiunto il suo migliore aroma e sapore.
"Con quale di questi tre ti identifichi?", chiese la madre alla figlia.


Sono convinto che ognuno di noi ha una fragranza e un'aroma speciale; e come tutte le cose buone e belle vanno offerte, in modo da condividere con gli altri il calore di una buona tazza di caffè.

Il nostro Libretto di Istruzioni

Se fossimo oggetti acquistabili in un grande magazzino, forse avremmo un libretto di istruzioni, una garanzia e magari un numero verde a cui chiamare per chiedere informazioni o fare reclami.

Sfortunatamente non abbiamo questo libretto e spesso facciamo fatica a capire come "funzioniamo" o come "funzionano gli altri". Però intuiamo che lavorando con noi stessi e scoprendo i nostri meccanismi, potremmo funzionare proprio meglio.
Molti passano la vita a rispodere all'esortazione del "conosci te stesso" proprio perchè sanno che è impossibile avere un'esperienza piena del mondo senza sapere come funziona la nostra mente, che tipo di bisogni abbiamo, come reagiamo di fronte ad alcuni stimoli. Chi di noi ha fatto o ancora sta facendo questo percoso di conoscenza di sè, sa però che è impossibile separare i due momenti: prima studio me stesso e poi faccio esperienza del mondo. Noi siamo già nel mondo, interagiamo con esso in ogni istante, siamo sempre in relazione con qualcosa o con qualcuno; e in ogni singolo istante migliaia di stimoli arrivano alla nostra mente... così siamo costretti a fare tentativi, rispondere ai nostri bisogni, cercare di comprendere cosa ci sta dicendo l'altro, che bisogni ha, possiamo fidarci o dobbiamo difenderci ? Tutto in quella frazione di secondo. Ma quanto apprendimento c'è in quell'istante? Quanto possiamo imparare di noi stessi quando siamo in relazione ?
"Non si diventa uomini completi da soli, ma unicamente assieme agli altri…". D.Bonhoeffer, Resistenza e resa

La storia di Cappuccetto Rosso raccontata dal Lupo

Le storie hanno sempre almeno due punti di vista... questo è uno poco conosciuto, infatti non si da mai lo giusto spazio alle ragioni del Lupo ... Vi invito ad ascoltare attentamente la sua versione.

"La foresta era la mia casa.
Ci vivevo e ne avevo cura. Cercavo di tenerla linda e pulita. Quando un giorno di sole, mentre stavo ripulendo della spazzatura che un camper aveva lasciato dietro di sé, udii dei passi. Con un salto mi nascosi dietro un albero e vidi una ragazzina piuttosto insignificante che scendeva lungo il sentiero portando un cestino. Sospettai subito di lei perché vestiva in modo buffo, tutta in rosso, con la testa celata come se non volesse farsi riconoscere.
Naturalmente mi fermai per controllare chi fosse. Le chiesi chi era, dove stava andando e cose del genere. Mi raccontò che stava andando a casa di sua nonna a portarle il pranzo. Mi sembrò una persona fondamentalmente onesta, ma si trovava nella mia foresta e certamente appariva sospetta con quello strano cappellino. Così mi decisi di insegnarle semplicemente quanto era pericoloso attraversare la foresta senza farsi annunciare e vestita in modo così buffo. La lasciai andare per la sua strada, ma corsi avanti alla casa di sua nonna. Quando vidi quella simpatica vecchietta, le spiegai il mio problema e lei acconsentì che sua nipote aveva immediatamente bisogno di una lezione. Fu d’accordo di stare fuori dalla casa fino a che non l’avessi chiamata, di fatto si nascose sotto il letto. Quando arrivò la ragazza, la invitai nella camera da letto mentre io mi ero coricato vestito come sua nonna. La ragazza tutta bianca e rossa, entrò e disse qualcosa di poco simpatico sulle mie grosse orecchie. Ero già stato insultato prima di allora, così feci del mio meglio suggerendole che le mie grosse orecchie mi avrebbero permesso di udire meglio.
Ora, quello che volevo dire era che mi piaceva e volevo prestare molta attenzione a ciò che stava dicendo, ma lei fece un altro commento sui miei occhi sporgenti. Adesso puoi immaginare quello che cominciai a provare per questa ragazza che mostrava un aspetto carino ma che era evidentemente una bella antipatica. E ancora, visto che per me è ormai un atteggiamento acquisito porgere l’altra guancia, le dissi che i miei grossi occhi mi servivano per vederla meglio. L’insulto successivo mi ferì veramente. Ho infatti questo problema dei denti grossi. E quella ragazzina fece un commento insultante riferito a loro. Lo so che avrei dovuto controllarmi, ma saltai giù dal letto e ringhiai che i miei denti mi sarebbero serviti per mangiarla meglio. Adesso, diciamo la verità, nessun lupo mangerebbe mai una ragazzina, tutti lo sanno; ma quella pazza di una ragazzina incominciò a correre per casa urlando, con me che la inseguivo per cercare di calmarla. Mi ero tolto i vestiti della nonna, ma è stato peggio. Improvvisamente la porta si aprì di schianto ed ecco un grosso guardiacaccia con un’ascia. Lo guardai e fu chiaro che ero nei pasticci. C’era una finestra aperta dietro di me e scappai fuori. Mi piacerebbe dire che è la fine di tutta la faccenda, ma quella nonna non raccontò mai la mia versione della storia. Dopo poco incominciò a circolare la voce che io ero un tipo cattivo e antipatico e tutti incominciarono a evitarmi.
Non so più niente della ragazzina con quel buffo cappuccio rosso, ma dopo quel fatto non ho più vissuto felicemente."

Lief Fearn

La Sentinella

Il racconto geniale, costruito ad arte da Fredric Brown, ci spinge a sfidare il nostro pregiudizio attraverso un rovesciamento di aspettative... Un bel modo di iniziare il 2010

"Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo ed era lontano cinquantamila anni-luce da casa.

Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità, doppia di quella cui era abituato, faceva d'ogni movimento una agonia di fatica. Ma dopo decine di migliaia di anni quest'angolo di terra non era cambiato.

Era comodo per quelli dell'aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro superarmi; ma quando si arrivava al dunque, toccava ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere posizione e tenerla, col sangue, palmo a palmo. Come questo fottuto pianeta di una stella mai sentita nominare finché non ci avevamo sbarcato.
E adesso era suolo sacro perché c'era arrivato anche il nemico. Il nemico, l'unica altra razza intelligente della Galassia... crudeli, schifosi, ripugnanti mostri. Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della Galassia, dopo lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata guerra, subito; quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica.
E adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con le unghie.

Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo e il giorno era livido e spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi. Ma i nemici tentavano d'infiltrarsi e ogni avamposto era vitale. Stava all'erta, il fucile pronto. Lontano cinquantamila anni-luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l'avrebbe mai fata a riportare a casa la pelle. E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più. Il verso e la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti, col passare del tempo, s'erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no. Erano creature troppo schifose, con sole due braccia e due gambe, quella pelle di un bianco nauseante, e senza squame.

Buon Anno Ragazzi

Un Natale di Pace per Tutti !

Una splendida Storia di Natale che scalda il cuore... codice fiscale

Il racconto è incentrato sui rapporti tra un tabaccaio di Brooklyn, Auggie Wren, e uno scrittore, Paul, che deve redigere un racconto di Natale su richiesta del New York Times.
In crisi di ispirazione, Paul si ritrova a confidare le sue perplessità ad Auggie che si offre di raccontargli la migliore novella di Natale che Paul abbia mai ascoltato. Così, seduti all’interno di una tavola calda nel cuore della vecchia Brooklyn, il tabaccaio racconta allo scrittore come si è procurato la macchina fotografica che ha fatto nascere la sua passione per la fotografia.
La storia risale a dodici anni prima e si svolge a Brooklyn.
Dopo aver subito un furto da parte di un ragazzino, Auggie, nel vano tentativo di rincorrerlo, trova il portafoglio del ladruncolo,completo di indirizzo e di foto. Per compassione, decide di non denunciarlo e –la mattina di Natale- pensa di riportarlo al legittimo proprietario.
Si reca quindi a casa del ragazzo, in un quartiere piuttosto malfamato e popolare di Brooklyn, e gli apre la porta un’anziana signora, cieca, che - volutamente - scambia Auggie per il nipote, passato a trovarla per il giorno di Natale. Il tabaccaio si presta al gioco e la strana coppia finisce per passare insieme tutta la giornata di festa.

Una volta finito di cenare, l'anziana donna si addormenta e Auggie ne approfitta per andare in bagno dove trova sei o sette macchine fotografiche; pensando fossero il bottino di una rapina recente, Auggie ne prende una, pur non avendo mai rubato nulla e pur non avendo mai fatto una foto in vita sua. Non volendo svegliare la donna, Auggie lascia il portafoglio su un tavolo e va via.
A questo punto lo scrittore, affascinato dal racconto, chiede al tabaccaio se è mai più andato a trovarla e Auggie risponde che qualche mese dopo, sentendosi in colpa per il furto, era tornato per restituirle la macchina, ma l’anziana signora non abitava più là e al suo posto c’era un nuovo inquilino.
Paul allora riflette sul fatto che probabilmente la signora era morta e che quindi Auggie aveva passato con lei il suo ultimo Natale, facendo così una buona azione. Il tabaccaio non è convinto di aver fatto una buona azione, ma allo stesso tempo è contento perché finalmente Paul ha la sua storia.
Il racconto si chiude con Paul che si chiede se la storia raccontata da Auggie sia vera.


Indicazioni Stradali Sparse per la Terra

Le crude parole di Nedžad Maksumić, la voce asciutta di Giovanni Lindo Ferretti, la musica dei Csi. Un invito a leggere e ad ascoltare attentamente. Sono suggerimenti per la sopravvivenza in situazioni estreme... Parole di chi scappa da terribili sofferenza, da terre dove c'è barbarie e solitudine e tutto è instabile... dove comunque attraverso una lucida e impressionante razionalità si tenta di non perdere la propria umanità.

"Era un anno fertile per il grano come mai in passato, era tutto in abbondanza…Quelli che erano malati cronici e che tanto desideravano la morte, consegnarono finalmente con un sorriso l'anima a DIO.
Nei giorni dei grandi temporali il cielo era rosso. La pioggia portava con se la polvere dei deserti d'oltre mare. I vecchi dissero: ci sarà la guerra! Nessuno prestò credito alle loro parole. E nessuno fece nulla. Giacché, cosa si poteva fare contro la profezia! Solo cantammo per intere giornate, fino a restare senza voce, per poter consumare tutte le vecchie canzoni, perché non ne restasse nessuna che venisse sporcata dal tempo.

  1. Quando intravedono il primo cadavere per strada, le persone voltano la testa, vomitano e perdono i sensi. Senti il tremore per primo nelle ginocchia, poi ti manca l'aria, ti gira la testa. Sono di aiuto in questi casi l'acqua fredda, leggeri schiaffi. Se lo svenuto non rinviene, sdraialo sulla schiena e sollevagli le gambe in aria. Se il cadavere di quel giorno era un suo parente o comunque un vicino, non permettergli di avvicinarsi e di guardarlo. Le ferite causate dalle granate sono in genere causa di un nuovo svenimento. E non si ha tanto tempo a disposizione. E raccomandabile piangere, fa bene al cuore. Ma neppure per questo c'è tanto tempo a disposizione.
  2. Se la città è in stato di assedio, occorre mandare i più coraggiosi a tentare di portare I sacchi di plastica opachi per i cadaveri. Se questi non tornano, bisogna avvolgere I morti in lenzuoli bianchi. Non è raccomandabile seppellirli senza. Ciò fa diffondere il panico e la paura della morte diventa facilmente la paura di finire sepolti allo stesso modo.
  3. La sepoltura si svolge di notte, per motivi di sicurezza. Perciò, prima della sepoltura, bisogna accertarsi per bene dell'identità del defunto. Nel caso di corpi dilaniati, bisogna stabilire con precisione i pezzi che appartengono a ciascun corpo. Se si verificano ugualmente degli errori, è meglio evitare di ammetterlo successivamente. Tanto per I morti è lo stesso. Se vicino alla persone che è stata sepolta, sul posto dell'uccisione, si trovano altre parti di corpo, e si è però già provveduto alla sepoltura, non bisogna gettare I resti nella spazzatura, poiché li in genere si radunano i cani affamati. La cosa migliore, se si ha tempo e voglia, è di raccogliere in un sacchetto tutto quel che è rimasto e di seppellirlo in superficie vicino alla tomba. Bisogna stare attenti che non se ne accorgano i familiari, perché loro concepiscono il cadavere come un tutt'uno e tale frammentazione rappresenterebbe per loro una ulteriore doloroso frustrazione.
  4. In guerra nessuno è matto. O almeno ciò non si può asserire nei confronti di nessuno. Molti di quelli che erano matti prima della guerra, in guerra si mettono in mostra molto bene. Come combattenti coraggiosi, convinti delle idee dei loro capi.
  5. In guerra nessuno è intelligente. Non devi credere alla verità di nessuno. Le lunghe disquisizioni sull'insensatezza della guerra del professore di una volta, in un batter d'occhio si trasformano in un selvaggio grido di guerra, appena egli viene a conoscenza del fatto che il suo bambino gli è morto per strada.
  6. Non ricordarti di nulla. Prova a dormire senza sonno. Devi ornarti di amuleti e abbi fede nel fatto che ti aiuteranno. Abbi fede in qualsiasi segno. Ascolta attentamente il tuo ventre. Agisci secondo le tue sensazioni. Se pensi che non bisogna camminare per quella strada, allora vai per un'altra.
  7. Non avere paura di niente. La paura genera nuova paura. Ti blocca. Devi credere fermamente di essere stato prescelto a restare vivo.
  8. Non lasciare lavori compiuti a metà. Salda I debiti. Devi essere pulito. Non fare nuove amicizie. Già con quelle vecchie avrai abbastanza preoccupazioni.
  9. Proteggi i ricordi, le fotografie, le prove scritte del fatto che sei esistito. Se brucia tutto, se perdi tutto, se ti prendono tutto…dovrai dimostrare anche a te stesso che una volta eri. Ammassa tutto nei sacchi di plastica, seppellisci nella terra, mura nelle pareti, nascondi, e solo ai tuoi più cari svela la mappa per raggiungere il tesoro.
  10. Non ti legare alle cose, alla terra, ai muri, alle case, ai gioielli, alle automobili, agli oggetti d'arte, alle biblioteche…Trasforma in denaro tutto ciò che ha ancora un prezzo. E tuttavia, non legarti in alcun modo al denaro. Appena puoi, scambialo con la tua libertà.
  11. Adoperati per il bene delle persone. Sempre. Il più delle volte non lo meritano, ma tu fallo ugualmente. Non aspettarti alcuna riconoscenza. Non chiedere per chi fai il bene. Non legarti alle tue azioni.
  12. Non dire ciò che pensi. Non essere cosi stupido a tal punto. Perché appena pensi non appartieni più a loro. Non tacere, perché non possano pensare che pensi qualcosa. Parla, cosi, giusto per parlare.
  13. Se ti imbatti nel pericolo, non essere coraggioso, anche spinto dalla disperazione. Tenta di sopravvivere. Fai tutto quanto è nelle tue possibilità. Soltanto devi stare attento a non mettere altri in pericolo con I tuoi tentativi. Finché non sei morto sei vivo. Sembra comprensibile. Non togliertelo mai dalla testa. Se devi sacrificarti, fallo per le persone cui vuoi bene, non farlo mai, in nessun modo, per delle idee. Il tuo sacrificio verrà giudicato dagli altri sempre in maniera scorretta, a seconda della loro coscienza e della loro prospettiva. Le idee passeranno, si rovineranno, diventeranno comiche. Se resti vivo, vedrai quanto sarà difficile continuare a credere in loro.
  14. Non supplicare per nessun motivo. Non supplicare nessuno. Neanche se c'è di mezzo la vita. È una questione di buon gusto. Pensa solo cosa vuol dire vivere sullo stesso pianeta con una persona che ti ha risparmiato la vita.
  15. Non devi metterti a capo di nessuno. Per nessuna ragione. Quando ti volti a cercare aiuto, dietro a te non ci sarà nessuno. Non fare affidamento su nessuno, ma non sottrarti al fatto che quelli che ami fanno affidamento su di te. Questo è salutare anche per te. Devi sapere: perché? Gli obiettivi non devono essere grandi, in nessuno modo di carattere generale. Conoscevo una persona che per tutto il tempo ha desiderato di bere una birra. E vero: non ci è riuscito, ma era splendido vivere desiderandolo.
  16. Non devi stupirti di nulla. Di ogni possibile prodigio. Non devi farti deprimere da nessuna cosa. Anche prima erano tutti fatti cosi, solo che le condizioni erano diverse da quelle di adesso. Questa è la prima occasione per mettersi alla prova. Cosi tanti sono delusi da se stessi che in confronto la tua delusione è un nonnulla. Se qualcuno ti tradisce una volta, non lasciargli la possibilità di farlo un'altra volta.
  17. Cerca di essere sempre prudente. Se hai bisogno di una buca in cui riparati, scavatela da solo. Se qualcun altro lo fa per te, la buca potrebbe rivelarsi troppo piccola.
  18. Non hai il diritto di adirarti con nessuno. E tuttavia, non devi dimenticare nulla. Quando tutto è finito, decidi di cosa non vuoi più ricordare. Se tutto è passato. Non dimenticare gli esami che alcuni non hanno superato.
  19. E però, non fondarti su questo. Non aspettare l'occasione per poterti rivalere. La vendetta ti deve essere estranea. Una questione che appartiene ad altri. Se sopravvivi, vivi per te e per quelli che sono sopravvissuti insieme a te.
  20. E ancora, non credere mai di essere il Signore della Verità. Nessuno lo è. A te è sembrata in questo modo. A un altro è sembrata diversamente. Mantieni per te il pezzetto della tua verità. Servirà soltanto a te. Rinuncia al diritto di scrivere la storia dell'assedio. Non contrapporti ai nomi di quei morti che sono stati scelti come eroi. Non sperare di riuscire a mettere a posto qualcosa, neanche una ingiustizia rimane in sospeso. In quel momento, quando hai intravisto il primo cadavere sulla strada, la storia del dopoguerra era già stata scritta. Poi ci metteranno solo i nomi delle persone, delle città, delle montagne, i baluardi che si sono gloriosamente difesi e i baluardi che sono gloriosamente caduti. Non c'è posto qui per la verità.

    Ora che sai tutto questo, prova a proteggere te stesso e forse a salvarti la testa. Se non ti riesce, almeno non ti annoierai."

    Nedzad Maksumic Poeta bosniaco e regista del Lik Teatar
    Traduzione a cura di Igor Pellicciari

Ogni strada è soltanto una tra un milione di strade

Se non sempre sei consapevole delle possibilità che hai di fronte. Se spesso davanti ad un problema pensi di non avere molte alternative: o sei accomodante, passivo, o reagisci e tagli i ponti... gliene dici 4... la fai finita con questa storia. Se a volte ti senti costretto... Se pensi di non avere scelta, se senti triste e senza potere sulla tua vita.
Se alcuni momenti ti vedi ad un bivio, con davanti due strade ed entrambe non ti sembrano il massimo... non temere qualcuno pensandoti ha scritto questo per te:
"Ogni strada è soltanto una tra un milione di strade possibili.
Perciò dovete sempre tenere presente che una via è soltanto una via.
Se sentite di non doverla seguire, non siete obbligati a farlo in nessun caso.
Ogni via è soltanto una via. Non è un affronto a voi stessi o ad altri abbandonarla, se è questo che vi suggerisce il cuore. Ma la decisione di continuare per quella strada, o di lasciarla, non deve essere provocata dalla paura o dall’ambizione.Vi avverto: osservate ogni strada attentamente e con calma. Provate a percorrerla tutte le volte che lo ritenete necessario.
Poi rivolgete una domanda a voi stessi, e soltanto a voi stessi.
Questa strada ha un cuore? Tutte le strade sono eguali. Non conducono in nessun posto. Ci sono vie che passano attraverso la boscaglia, o sotto la boscaglia.
Questa strada ha un cuore? E’ l’unico interrogativo che conta.
Se ce l’ha è una buona strada. Se non ce l’ha, è da scartare."

Carlos Castaneda, Gli insegnamenti di don Juan (A Scuola dallo Stregone)


"Non esiste una strada al cui termine ci attende la felicità.
La felicità è la strada stessa che percorriamo."
Wayne Dyer

Potere delle convinzioni

Non crediamo ciò che vediamo, ma vediamo ciò che crediamo.
Nello scompartimento di un treno, uno strano individuo tirò giù dei bagagli dal sacco. Lo aprì e tirò fuori dalla tasca un piccolo cavolo appeso ad una cordicella, e si mise a farlo oscillare dentro il sacco.
Divorato dalla curiosità, un viaggiatore lì accanto gli chiese cosa ci fosse nel sacco.
- Una mangusta - rispose lo strano personaggio.
- Ma perché vai in giro con una mangusta?
- Ahimé! Io sono un alcolizzato e soggetto a crisi di delirium tremens, ho spesso delle allucinazioni e vedo delle serpi strisciarmi attorno, perciò ho bisogno di questa mangusta per allontanare questi serpenti!
- Ma di certo ti renderai conto che quei serpenti sono soltanto immaginari?
-Sì, certamente - rispose in tutta tranquillità, - ma lo è anche la mangusta!.
(La Via dell'Umorismo, 101 burle spirituali, Gianluca Magi )

Agire la consapevolezza

Sei nato con un potenziale.
Sei nato con bontà e fiducia.
Sei nato con ideali e sogni.
Sei nato con un dono.
Sei nato con le ali.
Non sei destinato a strisciare,
perciò non farlo.
Hai le ali, impara a usarle e vola.
Jelaluddin Rumi

Si possono leggere milioni di libri, imparare nuove teorie, venire a conoscenza di antichi segreti e così avere la percezione che stiamo portando avanti qualcosa di importante per la nostra vita. Ma non sempre è così.
Le nuove idee stanno nella nostra mente ma, nel momento in cui si tratta di praticarle, come quando il tuo collega ti chede aiuto e ha bisogno di entusiasmo, o quando hai a che fare con quella persona così difficile, nulla cambia.
Le nuove teorie intellettualizzate sono poi filtrate da vecchi modelli che condizionano da sempre il nostro comportamento. Così ciò che agiamo raramente somiglia alle nuove idee. Possiamo pensare di intraprendere un viaggio meravoglioso per raggiungere mete che sappiamo essere fantastiche ma se continuamo a percorrere sempre la stessa strada, in più sempre con lo stesso catorcio di auto, difficilmente arriveremo da qualche parte.
Sapere è completamente diverso da essere consapevole ed essere consapevole é diverso da interiorizzare.
Siamo in una condizione in cui ricerchiamo qualche verità che possa cambiare la nostra vita. Avvertiamo che abbiamo bisogno di qualche cambiamento per cui cerchiamo qualcosa. Cercando possiamo ottenere il sapere. Se ci fermiamo qui, niente può cambiare nella nostra vita. Possiamo apparire intelligenti e dotti, ma in noi nulla è cambiato. Infatti avere le informazione senza essere consapevoli di noi stessi non determina il cambiamento che cerchiamo.
Acquisire la consapevolezza di chi siamo e rendersi conto dei vecchi modelli che condizionano i nostri comportamenti è il passo successivo. Ora conosciamo dove vogliamo arrivare, abbiamo trovato una buona strada e sappiamo cosa ci ha impedito di percorrerla sin ora, ma ancora questa non è la nostra strada. Sono consapevole ma ancora agisco secondo i vecchi schemi.
Il passo successivo è quello dell'interiorizzazione.
Per interiorizzare occorre liberarsi da tutti gli schemi e i meccanismi limitanti e sostituirli con dei nuovi modelli che possono facilitare il cambiamento. Infatti interiorizzare significa vivere ed agire la consapevolezza: non c'è separazione tra quello che facciamo e quello che pensiamo.



Storia di una Stella: fare la differenza

C’era una volta un uomo saggio che quando doveva scrivere andava a cercare ispirazione su una spiaggia, di fronte all’oceano.
Un giorno mentre, si avvicinava al suo solito posto, vide in lontananza qualcuno che si muoveva come se stesse ballando. L’uomo non riuscì a trattenere un sorriso pensando a qualcuno che danzava sulla spiaggia, magari per celebrare un giornata tanto bella, e si affrettò per raggiungere il ballerino. Avvicinandosi si accorse che si trattava di un giovane e che quello che sembrava una danza era in realtà qualcosa di completamente diverso. Il giovane si chinava sulla spiaggia, raccoglieva piccoli oggetti che poi lanciava nell’oceano. Si avvicinò ancora e gridò: "Buon giorno! Posso chiederti che cosa stai facendo?" Il giovane si fermò un attimo, lo guardò e rispose:
"Sto lanciando stelle marine nell’oceano".
"A questo punto" disse il saggio "non posso fare a meno di chiederti perché lo fai…" Il giovane rispose: "Il sole è alto e la marea sta ritirandosi. Se non le ributto in acqua moriranno." Sentita la risposta del giovane il saggio sorrise ancora e commentò: "Amico mio, non ti rendi conto che ci sono chilometri di spiaggia e non si vedono che stelle marine? Che differenza vuoi che faccia il ributtarne in mare qualcuna?"
A quel punto il giovane si chinò un’altra volta, raccolse un’altra stella marina e la buttò nell’oceano. Appena vide la stella toccare l’acqua disse: "per questa di sicuro ha fatto la differenza!"

"Il Lanciatore di Stelle marine" di Loren Eiseley 1907 - 1977

Il coraggio della Felicità


Sta iniziando questo nuovo anno. Qualcuno protrebbe dire che questo è un giorno come un altro, che non c'è differenza tra quello che è oggi e quello che era ieri. Infatti come sappiamo il nostro modo di contare il tempo, la storia è solo una convenzione. Per altre culture oggi non è il 1 gennaio 2009, ad esempio, oggi per i Mussulmani è il 4 -1 (muharram) -1430 che per la numerazione degli anni usano l'era dell'Egira (che inizia il 16 luglio 622; l'anno è quella della migrazione di Maometto dalla Mecca a Medina, avvenuta in effetti il 20 settembre 622).

Per i cinesi oggi pare che sia il Ciclo 78 Anno 戊子 Wu Zi [25] 4645 Mese 12 Giorno 6. Il calendario cinese è un calendario lunisolare diviso sia in mesi lunari sia in periodi solari, ed è basato esclusivamente su eventi astronomici. I mesi sono lunari veri, cominciano nel momento della luna nuova a Pechino e si indicano con numeri progressivi. In occidende se Napoleone il 31 Dic 1805 non avesse ripristinato il nostro calendario gregoriano forse oggi sarebbe Duodi 12 Nivose 217 .

Il calendario civile usato ancora oggi in tutto l'occidente è fondamentalmente quello romano riformato da Giulio Cesare nel 45AC e adattato poi dai cristiani che ne hanno fatto il calendario religioso. L'ultima piccola variante fu introdotta nel 1582 dalla Chiesa Cattolica sotto il pontificato di Gregorio XIII, dal quale deriva il nome di calendario gregoriano tutt'ora usato per designare il nostro calendario.

Insomma ci sono e forse ci saranno molti modi di contare il tempo che passa. Quello che non cambierà mai è il modo il cui noi ci relazioniamo con il tempo. Contare i giorni è come appuntare sul taccuino dell'umanità la nostra vita, quella di chi ci ha preceduto e anche quella di chi ci succederà. Quello che rimmarrà di noi saranno sempre le due date: il giorno della nostra nascita e quello della nostra uscita di scena. Quando studiamo i grandi personaggi della storia ricordiamo per prima cosa le loro date di nascita e di morte.

La differenza è come viviamo tra queste due date, se sono solo numeri e convenzioni in cui la nostra vita è collocata, in cui subiamo gli eventi ... o possiamo veramente decidere che questo tempo che passiamo è un tempo straordianario, fantastico e soprattutto irripetibile. Se siamo consapevoli della unicità di ogni istante che viviamo non possiamo non festeggiare ogni momento, ogni giorno. E quando passa un altro anno per l'umanità non possiamo non sperare che la nostra storia possa essere migliore, che possiamo avere il coraggio di cambiare in meglio le nostre vite in modo da riempire di significato il tempo che passa. Non possiamo non augurarci il bene, la felicità che è sempre alla nostra portata è sempre dietro l'angolo... basta avere il coraggio di cercarla.

Buon anno !

Due non vedenti e la storia della strada

Un uomo non vedente aspettava che qualcuno lo aiutasse ad attraversare una strada molto trafficata, quando sente che un passante gli tocca le spalle.

"Scusi” disse l’altra persona, “Io sono cieco, mi potrebbe aiutare ad attraversare la strada? Il primo uomo non vedente prese il braccio del secondo non vedente e attraversarono la strada.

Pare che questa sia una storia vera. Il primo uomo non vedente infatti, era il pianista jazz George Shearing (nella foto). Dopo questo evento lui ha detto “Che potevo fare? Io l'ho accompagnato e questo è stato il momento più emozionante della mia vita.”
Alcune volte pensiamo che non siamo in grado di fare qualcosa e non facciamo nessuno sforzo, oppure non rischiamo. Essere costretto a fare uno sforzo e a rischiare può aiutarci a essere indipendenti (dagli altri, o dai nostri meccanismi di sicurezza personale) e scoprire nuove sfide e capacità.

Potere Personale

"Ricordo che nella mia fanciullezza lo sgabuzzino in cui immagazzinavamo la riserva di patate per l'inverno si trovava in un seminterrato, due o tre metri al di sotto di una finestrella. Le condizioni erano sfavorevoli, ma le patate cominciavano lo stesso a germogliare - erano germogli pallidi, molto diversi da quelli verdi e sani che spuntano quando le patate sono seminate in primavera. E tuttavia questi germogli sottili e tristi crescevano fino a raggiungere quasi un metro di lunghezza nel tentativo di raggiungere la luce lontana dalla finestrella. Questi germogli erano nella loro crescita bizzarra e futile una sorta di espressione disperata della tendenza alla vita. Essi non sarebbero mai diventati piante, non sarebbero mai maturati, mai avrebbero realizzato il loro potenziale reale. Essi tentavano di realizzarlo, però, anche nelle circostanze peggiori. La vita, anche se non le era possibile fiorire, non rinunciava a se stessa. Nel trattare con clienti le cui esistenze erano terribilmente complicate, nel lavorare con uomini e donne tra le pareti degli ospedali, penso spesso ai germogli di quelle patate. Le condizioni in cui queste persone si sono sviluppate sono state così sfavorevoli da far sembrare le loro esistenze anormali, pervertite, scarsamente umane. Eppure si può fare affidamento alla tendenza direzionata che alberga in loro. La chiave per capire il loro comportamento è che esse stanno lottando, con le uniche modalità che sentono di avere a disposizione, per muoversi verso la crescita, verso il divenire. Per le persone senza problemi, i risultati possono sembrare bizzarri e futili, ma essi sono i disperati tentativi della vita di diventare se stessa. (C. Rogers, Potere personale. La forza interiore e il suo effetto rivoluzionario 1978)

Liste di leva: il manifesto che fa rumore, ma non richiama nessuno

In questi giorni sui social di Bracciano - ma anche in altri Comuni d’Italia - gira il manifesto comunale sulla “ Formazione della lista di ...