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Liste di leva: il manifesto che fa rumore, ma non richiama nessuno

In questi giorni sui social di Bracciano - ma anche in altri Comuni d’Italia - gira il manifesto comunale sulla “Formazione della lista di leva” (per i nati nel 2009). E con l’immagine arrivano reazioni immediate: chi si allarma (“ci risiamo”), chi la butta sul moralismo (“finalmente raddrizzano questi giovani smidollati”).

Capisco il fermento: la parola leva si porta dietro un immaginario pesante, un mondo intero di simboli, paure e nostalgia del “rigore”. Ma qui va detto con chiarezza: quel manifesto non è una chiamata alle armi.  È un adempimento amministrativo previsto dalla normativa, che continua a essere ripetuto anche se il servizio militare obbligatorio è sospeso (le chiamate sono sospese dal 1° gennaio 2005, per effetto della legge 23 agosto 2004 n. 226). 

Infatti la procedura è prevista dal Codice dell’Ordinamento Militare: ogni anno i Comuni rendono noto – con un manifesto – che i giovani di sesso maschile che compiono 17 anni devono essere inseriti nella lista di leva del Comune dove hanno il domicilio legale. Non è una “novità” del 2026: è una prassi ordinaria (e poco sensata aggiungo io) che i Comuni continuano a fare per legge, anche se la leva obbligatoria è sospesa da anni — come se le amministrazioni comunali non avessero di meglio da fare, con gli organici ridotti all’osso negli ultimi anni.

Sospesa, non abolita

Il punto è che la Leva è “sospesa, non abolita”. Essendo sospesa, nella testa di molti diventa subito “riattivabile”. E allora il salto emotivo è facile: o paura (“ci stanno arruolando”), o nostalgia punitiva (“un po’ di disciplina a questi giovani ci vuole!”).

Ma la realtà, oggi, è molto più prosaica: non c’è alcun ordine di presentarsi, nessuna mobilitazione, nessun richiamo. È burocrazia, con un linguaggio che oggi suona fuori tempo, in barba anche alle parità di genere.

Può tornare la leva “domani”? No. Dopodomani? “Dipende” (ma non dai Comuni)

Se mai la leva dovesse essere ripristinata, non potrebbe avvenire per iniziativa di un Comune o con un manifesto: servirebbero atti formali dello Stato e condizioni politiche e istituzionali straordinarie come la deliberazione dello stato di guerra o una grave crisi internazionale che richieda un aumento degli organici.

E no: non lo decide il Sindaco Marco Crocicchi. Anche se — lo dico sorridendo — se potessi scegliere a chi mettere in mano un potere del genere, preferirei il mio Sindaco che certi nazionalisti nostalgici da salotto.

Il vero punto: il clima

Questo allarme diventa credibile perché oggi la guerra e gli arruolamenti entrano prima nelle parole che nei fatti: nel linguaggio pubblico, nelle priorità, qualche volta nelle scuole, nella retorica della “durezza” come scorciatoia educativa, nell’accettazione supina delle logiche di guerra che stanno in giro per il mondo da parte dei nostri governanti.

Se per mesi senti parlare di “nemici”, di “riarmo inevitabile”, di “sicurezza” come unica bussola; se vedi che la politica alza i toni e abbassa le domande, allora basta un manifesto con scritto lista di leva per far scattare l’immaginario: “ci stanno preparando”.

E intanto, anche se qui non si spara un proiettile, qualcosa si muove lo stesso:

  • si normalizza l’idea che la risposta ai conflitti sia la forza;
  • si accetta che la paura diventi metodo di governo;
  • si rispolvera la retorica del “servono uomini duri”, come se la fragilità fosse una colpa e non una condizione umana.

Il punto non è negare che il mondo sia pericoloso. Il punto è non lasciarsi trascinare in un clima in cui la guerra diventa un’abitudine mentale inevitabile: si insinua nelle parole, orienta le scelte, riscrive i bilanci, restringe i diritti.

E se un giorno la leva militare tornasse davvero? C’è l’obiezione di coscienza

Se un domani lo Stato ripristinasse la leva, resta un punto fermo: la Legge 230/1998 sul diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare.

È un diritto — riconosciuto in Italia e nella maggior parte dei Paesi europei — a non ottemperare a un obbligo dello Stato quando entra in conflitto con la propria coscienza. E non nasce a caso, né è una scorciatoia. Nasce da lotte e scelte personali pagate a caro prezzo, quando dire “no” all’arruolamento significava processi e carcere.

Prima del riconoscimento pieno del 1998, c’è stata una lunga storia che passa anche dalla prima legge sul tema, la 772/1972, figlia di un conflitto culturale e civile durato anni, che ha coinvolto: cristiani, socialisti, anarchici, nonviolenti e pacifisti.

È, in sostanza, il riconoscimento che la coscienza non è un capriccio: è un principio democratico, un limite al potere quando lo Stato pretende di entrare nella parte più intima di una persona (la propria coscienza appunto).


Alla fine, quindi: non confondiamo la realtà. Un manifesto non è una guerra che arriva (lo so, fanno di tutto per farcelo credere).

Però può essere, oggi più che mai, un’occasione utile: parlare alle nuove generazioni di coscienza, di scelte, di responsabilità, di nonviolenza, di cosa vuol dire “servire” una comunità senza consegnare la propria umanità ai giochi di guerra dei potenti o alla propaganda bellicista.

Perché le società libere non si difendono solo con le armi: si difendono anche con persone capaci di pensare, dissentire, restare umane. E se vogliamo scongiurare il prossimo arruolamento, si cominci da subito — ognuno come può — a lavorare per la pace e la giustizia: nel proprio quartiere, nella propria comunità, rifiutando la logica binaria del nemico o amico, indignandosi con forza davanti alle storture dell’umanità e costruendo ponti di solidarietà tra noi e gli altri.

A Bracciano, nel nostro piccolo, questo lo stiamo già provando a fare con il Cantiere di Pace: uno spazio aperto di partecipazione e lavoro comune che tiene insieme l’Amministrazione, le associazioni, i cittadini, le cittadine e le realtà del territorio, per trasformare la pace da parola astratta a pratiche concrete — dialogo, educazione, incontri tra popoli e iniziative solidali capaci di fare comunità.

Perché la pace, solo quando la costruisci ogni giorno, smette di essere un cumulo di “buone intenzioni” e diventa qualcosa che regge anche quando arriva la paura.


Lettera aperta alle Associazioni della Festa del Volontariato di Bracciano

Carissime Volontarie e Carissimi Volontari,
mi permetto di scrivervi in occasione di questo evento importante per il nostro territorio e perché sento una particolare vicinanza con la vostra esperienza. Con alcuni di voi tempo fa, con altri anni fa, abbiamo fatto un pezzo di strada insieme, condiviso entusiasmi, passioni e difficoltà, sicuramente attraverso questa magnifica esperienza di mettersi al servizio della comunità sono cresciuto e immagino che siamo cresciuti tutti. Proprio perché provengo da questa storia, entrata talmente in profondità nella mia vita che è diventata poi il mio lavoro principale, che sento l’esigenza di condividere con voi alcune riflessioni riguardo il ruolo del volontariato e in particolare il ruolo del volontariato nel nostro territorio. 
L’Italia è un paese strano, pieno di ricchezze e peculiarità. 
Sappiamo di certo che questo nostro mondo, quello del no profit e del volontariato italiano, è composto circa 400.000 organizzazioni: tra associazioni, cooperative, fondazioni, gruppi.  Sono  4 milioni e 700mila l’esercito disarmato di volontarie e volontari, persone che dedicano gratuitamente tempo, energie e risorse personali a servizio di una causa e della comunità.Gli ambiti sono tra i più variegati: cultura, sport, solidarietà internazionale, tutela dell’ambiente, diritti civile e sociali, educazione, inclusione sociale e pace…  Insomma con queste cifre, tra le più importanti d’Europa, dovremmo essere un Paese con un senso civico altissimo, capace di fare comunità, che riesce a valorizzare il patrimonio ambientale e culturale dei propri territori, che promuove partecipazione e tutela i Beni Comuni, un Paese giusto, aperto alle diversità e al mondo promuovendo pace e solidarietà tra i popoli. Invece in Europa siamo quelli con il più alto tasso di evasione fiscale, abbiamo tra le percentuali più alte di corruzione e cementificazione del territorio, abbiamo la forbice delle diseguaglianze ogni anno più ampia, e se non bastasse siamo i primi esportatori al mondo di armi leggere nelle zone di guerra del medio-oriente e del Nord Africa. “Un modo tutto nostro di aiutarli a casa loro” per promuovere pace e solidarietà tra i popoli. 
Sullo sfondo si affaccia in maniera prepotente un populismo che con il pretesto della sacrosanta lotta per la legalità e contro i privilegi ha “sdoganato” linguaggi e comportamenti superficiali e razzisti, che non tengono conto della complessità delle cause e soprattutto delle responsabilità. Si fomenta l’odio “tra le sfortune”: Nord contro Sud, veri Italiani contro gli stranieri, persone con disabilità contro gli anziani, giovani contro adulti.


Anche sul nostro territorio le contraddizioni non sono meno forti.
Molti, in questi giorni, plaudiranno il vostro operato, perché chi può essere contro la solidarietà e il volontariato? Chi non si commuove davanti a un bambino che chiede aiuto, chi non è per l’ambiente? Chi non vuole l’inclusione sociale di tutte quelle categorie a rischio di emarginazione?
Il pericolo che corriamo è quello di essere al fianco di coloro che hanno bisogno solo quando questi ci ispirano tenerezza e simpatia:  finché stanno remissivi, buoni e rassegnati ad esprimere gratitudine nei confronti di chi li aiuta a sopravvivere. Ma non appena si organizzano affinché sia restituita loro giustizia e nel momento in cui protestano e pretendono il riconoscimento dei loro diritti, che altri vorrebbero elargire come elemosina, non sono più così tanto amati e nell'opinione dei filantropi e di molti benefattori si trasformano in persone scomode, pericolose violente, criminali. Allora l’azione volontaria perde quella potenzialità rivoluzionaria che è quella che si gioca nell’incontro, nel riconoscimento di dignità e unicità, nel riparare un torto e nel restituire giustizia. Si svilisce in un atto di compiacimento che di nuovo stabilisce una relazione gerarchica, marca una differenza tra chi da e chi riceve, definisce le posizioni sociali, mantenendo di fatto lo stato delle cose. Diventa un aiuto selettivo a chi è rimasto indietro nel gioco ad eliminazione della competizione liberista, ma questo intervento

benché fatto in buona fede, non cambia le regole di questo gioco spietato.
A Bracciano abbiamo una ricchezza sociale fatta da decine di associazioni, centinaia di cittadini e cittadine che s’impegnano a servizio di una causa, gruppi culturali, ambientali, associazioni educative, gruppi spontanei che ripuliscono le strade e i giardini. E’ un patrimonio di energie incredibili! ma quando depredano i Beni Comuni (l’acqua a Bracciano da pubblica passerà ad ACEA SpA!), cementificano, chiudono gli spazi di democrazia e partecipazione, progettano apertamente di fare affari a Bracciano con i rifiuti di Roma e del Lazio, spesso questa risorsa sembra essere assente.  E’ come se mancasse un legame tra la ricchezza preziosa nel lavorare gratuitamente per qualcosa, giocandosi in prima persona la relazione e una visione di comunità più ampia; una connessione con quello che semplicemente possiamo chiamare la dimensione politica, intesa in senso aristotelico come amministrazione della città.
Sono cresciuto con l’idea che fare volontariato e occuparsi del sociale significa fare politica e credo fortemente che è vero anche il contrario. C’è bisogno di persone che credono che occuparsi politica è come fare volontariato. Altrimenti, come avviene di solito, questo spazio è occupato da altri che magari hanno interessi poco trasparenti, persone senza scrupoli che farebbero di tutto per avere un piccolo potere, bravi imbonitori spesso legati ai poteri forti.  
Don Lorenzo Milani, mio costante punto di rifermento in diverse stagione della mia vita,  affermava che “conoscere i ragazzi dei poveri e amare la politica è tutt’uno. Non si può amare creature segnate da leggi ingiuste e non volere leggi migliori.”
Conosco bene quante energie costa il vostro impegno e quanto questo è dentro le sofferenze di questo tempo. Al contempo, non credo sia più possibile oggi essere fuori dall’agenda politica del territoriodella nostra città. Sono consapevole che è un’agenda scomoda, fatta di conflitti, scelte difficili, posizioni da prendere, battaglie da combattere, ma che è assolutamente necessario che questa agenda contribuiate anche voi a scriverla, con quella stessa mano capace di riconoscere dignità, restituire giustizia, esprimere sincera solidarietà.
Nella speranza di aver dato un piccolo contributo al dibattito di questi giorni, vi abbraccio augurandovi 
Buon lavoro e Buona Festa!


Massimo Guitarrini
Bracciano Bene Comune 
Bracciano, 10 Settembre 2015

Presidio Fermiamo Cupinoro

Bracciano 25 Agosto Presidio Fermiamo Cupinoro !
Dopo 21 giorni di sciopero della fame di Paolo SImonini, io sono uno dei tanti che continuerà a presidiare Cupinoro facendo una staffetta a ridosso della Discarica, per fermare la SCELLERATA gestione delle BraccianoAmbiente e per dire NO al polo Regionale dei Rifiuti a Bracciano. Ho scelto di non parlare perché davanti alla morte e devastazione di un territorio, occorre stare in SILENZIO, fermari e riflettere. In SILENZIO per GRIDARE e dare voce alla Generazioni Future che dovranno comunque avere a che fare con questo scempio!

Acqua a Bracciano deve rimanere Pubblica!

Questa mattina ho presentato al Presidente del Consiglio Comunale di Bracciano la proposta di Delibera avente oggetto: CONTESTAZIONE AVVIO PROCEDURE SOSTITUTIVE EX ART. 153, COMMA 1, E 172, COMMA 4, D.LGS N.152/2006, per chiedere al Consiglio Comunale che si pronunci senza esitazione, contro il passaggio forzato ad ACEA.

Settemila settecento settantotto (7.778) cittadini e cittadine di Bracciano, il 96%,  solo 4 anni fa hanno votato per Acqua Pubblica. A parte l'arsenico dove il Comune di Bracciano in questi anni è stato lasciato solo ad affrontare tale problema strutturale delle nostre acque, la qualità del servizio idrico gestito dal personale comunale è più che efficiente. 

La fruizione di un diritto vitale come quello dell'Acqua, non può essere lasciato in mano a società per azioni come ACEA, che al suo interno ha spietati speculatori immobiliari e multinazionali che depredano in ogni parte del mondo le risorse che appartengono ai popoli, così come appartiene a Bracciano la propria acqua.
Spero che il Consiglio Comunale abbia il coraggio ancora di resistere e voti all'unanimità la Delibera che ho presentato come Gruppo Consigliare di Bracciano Bene Comune sull'onda di decine di Comuni del Lazio che stanno "resistendo" in attesa che la Regione Lazio dia seguito agli impegni presi e ai principi dichiarati con la LR. 5. Infatti la sua attuazione dovrebbe farci uscire da questo paradosso democratico.


  

Avvicendamento Consiglio Comunale

"Avvicinarsi oggi alla politica all'interno delle istituzioni non è facile. 
Viviamo uno strano periodo: tra Mondi di Mezzo, peggioramento di condizioni di vita e di lavoro, affarismi, becero populismo e sullo sfondo il pericolo razzista di chi cavalca le sofferenze, non per lottare a favore di un possibile riscatto sociale per tutti e tutte, ma per aumentare facilmente il proprio consenso e i propri affari, come si vede in questi giorni.
Fortunatamente c'è chi non si rassegna a tutta questa barbarie e ancora spende energie, tempo, passioni in maniera disinteressata, cercando con il proprio impegno di svolgere un servizio verso gli altri, verso la propria comunità. 
Da chi ripulisce una fermata di autobus, un bosco, a chi raccoglie le firme sotto la pioggia contro la città metropolitana perché vuole tenere lontano da Bracciano, l'economia del degrado della mafia romana, purtroppo non solo fascista!
Non si rassegna chi fa volontariato nelle parrocchie,  nella protezione civile, negli ospedali, per i diritti e la dignità di chi ancora oggi parte da una evidente situazione di svantaggio: come le donne, i migranti e le persone con disabilità.
Sicuramente non si rassegnano le centinaia di persone che hanno marciato e continueranno a marciare in pace perché chiedono che Bracciano, non diventi la capitale dei rifiuti del Lazio. 
Non si rassegna chi sceglie modelli di produzione di benessere compatibili con l'ambiente e il territorio, e chi con lo spirito di servizio alla Costituzione fa semplicemente il proprio lavoro per la comunità umana.
BraccianoBeneComune, anche grazie all'impegno straordinario di Elena Carone Fabiani e di tanti amici e compagni, ha speso diverse energie in questa direzione: attivando comitati, gruppi di interesse, animando battaglie.
Il nostro intento è quello dicontinuare a dare il nostro contributo di idee e progetti. 

Personalmente ho due speranze: la prima è quella di auspicare di essere all'altezza di chi mi ha preceduto e delle aspettative che i cittadini ripongono sul Movimento Bracciano Bene Comune.
La seconda speranza è quella di trovare anche in questo Consiglio Comunale, persone coraggiose che non si rassegnano alla barbarie; con cui, anche se da posizioni diverse, si possa comunque collaborare. Don Lorenzo Milani diceva che sortirne da soli – uscire dai problemi, dalle ingiustizie, da soli -  è da egoisti, uscirne insieme è la politica.
Ecco, spero tanto che questo sia uno spazio dove la politica è ancora possibile."
Massimo Guitarrini

Queste è un piccolo discorso, poche parole pronunciate per l'insediamento nel Consiglio Comunale di Bracciano per la surroga del Consigliere Elena Carone Fabiani. 

La mia Candidatura!


Ciao!

Se in questi anni hai seguito le mie vicende sai quanto per me è importante dedicare tempo ed energie nel sociale e nellassociazionismo. Infatti lavoro da 15 anni in unassociazione che si prende cura delle persone con disabilità occupandomi di formazione, progettazione sociale e promozione del volontariato.
A 40 anni ho raggiunto una sufficiente consapevolezza per vedere come le energie delle persone importanti nella mia vita, non sono mai andate disperse, anzi vivono e agiscono attraverso ognuno di noi. Sono cosciente che, se nella vita ho raggiunto qualche successo, è perché dentro di me operano la disponibilità e la sincera propensione verso gli altri di mia madre e di mia nonna, la creatività e la voglia di espressione che è propria di mio padre, lintegrità dei miei nonni e la passione per la giustizia sociale dei miei più cari amici.
Per me il mio lavoro, il volontariato e limpegno nella società sono vissuti soprattutto come Servizio: dallo scout, al volontario durante lalluvione in Piemonte, dal piccolo impegno in Africa dove il diritto e la dignità delle persone sono calpestate, alla sensibilizzazione del consumo critico e del commercio equo, dalla partecipazione al movimento No Global allimpegno per la pace e la nonviolenza attraverso la promozione di esperienze formative per i giovani, dal lavoro con le persone con disabilità allideazione di progetti sociali innovativi per il diritto allinclusione sociale.

Oggi sono qui per chiedere il tuo sostegno in un momento determinante per il futuro della cittadina in cui abito, Bracciano. Come sai viviamo un passaggio delicatissimo, a Maggio ci saranno le elezioni amministrative che determineranno la qualità della vita di tutti noi.
Infatti si stanno delineando alcuni progetti pericolosissimi per lo sviluppo della nostra cittadina.
  • Da una parte lo scenario rappresentato dalla lista del Colonnello Massi: che avvierà, come ha dimostrato in passato, un processo di cementificazione edilizia con lobiettivo di portare il nostro paese intorno ai 35.000 abitanti, praticamente TRE VOLTE più grande del Bracciano di 10 anni fa. In più farà fatica ad opporsi alla chiusura dellOspedale, visto che alla Regione cè unamministrazione dello stesso colore politico.
  • Dallaltra la lista di Sala che vuole vincolare leconomia di Bracciano sui rifiuti, che sta accordandosi con la Polverini per il raddoppio della discarica di Cupinoro cosicché la Regione possa realizzare un inceneritore a Pizzo Del Prete: a circa 5 kilometri in linea darea da Bracciano.
    Non oso immaginare le conseguenze tremende sulla qualità della nostra vita e sulla nostra salute che questi progetti, se realizzati, potranno determinare.

    Possiamo insieme fermare tutto questo!

    Si
    sta costruendo unalternativa pulita a questi mali che si stanno abbattendo sul nostro territorio. Bracciano Bene Comune, una lista civica fatta da persone competenti che vengono dal mondo del volontariato, dai movimenti e da quei partiti che si sono rifiutati di appoggiare le solite facce note. Solo per questo motivo ho scelto di candidarmi alle prossime elezioni amministrative al fianco di Elena Carone. Una donna che con i fatti ha dimostrato di avere a cuore il futuro di Bracciano, lavorando per 5 anni per potenziare lofferta dei Servizi Sociali sul territorio, promuovendo partecipazione e spazi di espressione sociale per tutti. Una persona coraggiosa che ha anteposto agli interessi personali il bene della comunità, che è stata capace di costruire alternative e possibilità concrete per tutti ma che, pagando in prima persona, ha saputo dire anche dei NO alle logiche dei clan politici locali.
    So che non mi mancherà il tuo prezioso sostegno, perché so che è anche tuo interesse che i nostri figli e i nostri nipoti possano crescere in un ambiente dove sia bello e sano vivere.
    Sono convinto profondamente che la costruzione del Bene Comune e della pace passa attraverso la cura del creato, la qualità delle relazioni che tessiamo, lattenzione e lascolto dei bisogni di tutti a partire dalle esigenze dei più deboli, di chi vive in situazione di difficoltà.
    Questi sono i valori importanti che sono al centro della mia vita, vorrei che fossero anche al centro di una nuova politica della nostra cittadina.
    Ti abbraccio con affetto
              Saluti di Pace
         Massimo Guitarrini

    P.S. : Se vuoi sostenermi attivamente oltre al tuo voto, puoi far parte del nostro comitato elettorale, con un tuo minimo impegno puoi fare la differenza per il Bene Comune di Bracciano non esitare a contattarmi al 329.2965166info@maxguitarrini.com


Liste di leva: il manifesto che fa rumore, ma non richiama nessuno

In questi giorni sui social di Bracciano - ma anche in altri Comuni d’Italia - gira il manifesto comunale sulla “ Formazione della lista di ...