Due non vedenti e la storia della strada

Un uomo non vedente aspettava che qualcuno lo aiutasse ad attraversare una strada molto trafficata, quando sente che un passante gli tocca le spalle.

"Scusi” disse l’altra persona, “Io sono cieco, mi potrebbe aiutare ad attraversare la strada? Il primo uomo non vedente prese il braccio del secondo non vedente e attraversarono la strada.

Pare che questa sia una storia vera. Il primo uomo non vedente infatti, era il pianista jazz George Shearing (nella foto). Dopo questo evento lui ha detto “Che potevo fare? Io l'ho accompagnato e questo è stato il momento più emozionante della mia vita.”
Alcune volte pensiamo che non siamo in grado di fare qualcosa e non facciamo nessuno sforzo, oppure non rischiamo. Essere costretto a fare uno sforzo e a rischiare può aiutarci a essere indipendenti (dagli altri, o dai nostri meccanismi di sicurezza personale) e scoprire nuove sfide e capacità.

Costruttori di ponti , saltatori di muri...esploratori di frontiere

C’è un’ identità da ridisegnare, nella complessità dei problemi di oggi. Ci sono obiettivi e itinerari da delineare per sostenere e orientare la formazione personale di chi vuole incidere in ambito sociale, di chi sceglie la qualità invece che la quantità. Di chi vuole essere un bravo “costruttore di ponti , un saltatore di muri o un esploratore di frontiere.” (grande A. Langer !!!!)
Penso ci siano sfide da cogliere dalle richieste del quotidiano.
Non credo che si possa pensare che la situazione presente della nostra società sia tale da “lasciar fare”. Forse non è nemmeno sufficiente quel “fare” dall’alto, sicuramente pieno di buona volontà, ma il distacco dato dalla verticalità dell’azione spesso non porta grandi risultati.
D’altra parte intellettuali come Pasolini avevano già denunciato la tendenza a rendere già scontato l’individuo e a ridurlo a mero campione statistico:

Siamo stanchi di diventare giovani seri o contenti per forza, o criminali o nevrotici, vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare qualcosa dalla vita. Non vogliamo essere così sicuri, non vogliamo essere già così senza sogni.

Siamo necessariamente destinati all’autoeducazione che si realizza dalla “pratica della realtà”. Immergendosi nella realtà si riesce a trasformarla. Non è sufficiente vivere “per” qualcuno, “per” qualche categoria sociale e “per” un idea. Ma è importante vivere “con” qualcuno, “con” un idea…. Perché le sfide dell’oggi ci richiedono interventi di base.
E’ cambiando le strutture della quotidianità che possiamo esprimere pienamente noi stessi. E’ aumentando le nostre capacità di ascolto di noi stessi e dell’altro che possiamo “essere la via”. All’interno dei mezzi ci sono dentro i fini.
Nel come, nel cosa e nel chi c’è già il dove.

Venezuela: Il diritto “fino a un certo punto” è la strada verso la guerra

Lo abbiamo già visto: Palestina, Libia, Ucraina, Iran . E lo vediamo anche in Europa: quando “ordine pubblico” diventa la parola magica per ...